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S.MARIA C.V. (CASERTA): 'L'APPIA RITROVATA' APPRODA AL MUSEO ARCHEOLOGICO

Santa Maria Capua Vetere (Caserta), 17 Dicembre 2016 (Elisabetta Colangelo per Casertasette / Telexnews.it) -

La mostra fotografica, documentaria, multimediale dal titolo L'Appia ritrovata, dopo Roma fa tappa a Santa Maria Capua Vetere, presso la sede del Museo Archeologico dell'Antica Capua, dove sarà ospitata da oggi 17 dicembre fino al 25 marzo 2017: una tappa «obbligata», lì dove la «madre di tutte le vie» più di duemila anni fa, fu concepita, prima grande via europea.

In un tempo dove tutto avviene rapidamente, dove treni e aerei sempre più veloci collegano luoghi lontanissimi, dove ogni cosa si consuma nel tempo di un clik, dove tutti corrono e il tempo sembra non bastare mai, è in questo tempo che quattro amici decidono di mettersi in viaggio. Un viaggio lento. Buone scarpe, taccuino per appunti e macchina fotografica e inizia la fantastica avventura di Paolo Rumiz, Riccardo Carnovalini, Alessandro Scillitani e Irene Zambon, per ripercorrere l'Appia antica.

Un viaggio lungo 29 giorni e un milione di passi che li conduce da Roma a Brindisi attraverso un territorio bellissimo, accogliente, sincero, ma anche devastato dall'incuria, dalla mala politica, cinico e indifferente. Un viaggio dell'anima tra le infinite contraddizioni del Paese, incontrando sguardi, persone, tradizioni, un viaggio di asfalto, di pietre miliari e basolato, ma anche di donne al balcone, buon cibo, immigrati al lavoro nei campi, cave abusive, processioni. Un'unica via che attraversa tutto questo e molto altro, che muta di provincia in provincia, che mantiene immutato il suo fascino di via di collegamento, di unione di popoli e culture.

Attraverso le immagini, le mappe, il materiale d'archivio e i contenuti multimediali, sono gli stessi protagonisti a raccontare la loro formidabile avventura su un percorso ancora capace di connettere il Sud al resto del Paese.

La mostra ci accompagna sui Colli Albani, sotto i Monti Lepini con le fortezze preromane sugli strapiombi, lungo i boscosi Ausoni che hanno dato all'Italia il nome antico e ai piedi dei cavernosi Aurunci dalle spettacolari fioriture a picco sul mare. Ci guida nella Campania Felix, sui monti del Lupo e del Picchio e gli altri della costellazione sannitica, nell'Italia dimenticata degli Osci, degli Enotri e degli Japigi fino all'Apulia della grande sete. I viaggiatori incontrano ovunque compagni di viaggio e di avventura che percorrono con loro chilometri ed esperienze.

La mostra consente di rivivere questa affascinante riscoperta attraverso le fotografie di Riccardo Carnovalini integrate da un reportage di Antonio Politano e da istantanee estratte dai filmati “on the road” di Alessandro Scillitani. Nel percorso espositivo, curato da Irene Zambon con testi e didascalie di Paolo Rumiz, anche alcune immagini dei viaggi di Luigi Ottani sui confini dei migranti e dei sopralluoghi di Sante Cutecchia sulla Regina Viarum, oltre ai filmati di Alessandro Scillitani e le musiche e le installazioni audio di Alfredo Lacosegliaz. Un'occasione importante per Santa Maria Capua Vetere questa mostra, frutto di una proficua e fattiva sinergia tra tutte le istituzioni coinvolte, come ribadito negli interventi all'inaugurazione della mostra. Il sottosegretario al Ministero dei Beni e Attività Culturali, Antimo Cesaro, nel ribadire l'importanza di una mostra come questa e il suo valore anche per i giovani che possano conoscere sempre meglio il proprio territorio, ha sottolineato il potenziale richiamo turistico di iniziative di questo tipo, in grado di rappresentare un volano per lo sviluppo del territorio, aspetto condiviso anche dal sindaco Antonio Mirra e dalla deputata Camilla Sgambato, che hanno auspicato il ritorno ad un turismo più lento, più attento al territorio, anche al di fuori dei percorsi tradizionali. Anche la dottoressa Anna Imponente, direttrice del Polo Museale campano, ha sottolineato come alcuni siti siano minori solo per la percezione che se ne ha, e una mostra come questa, un omaggio all'Appia ritrovata e ad una serie di musei archeologici sul percorso che si snoda lungo l'Appia, è un omaggio anche alla coscienza civile, al grido di dolore verso certa trascuratezza del territorio attraverso lo sguardo di un viaggiatore contemporaneo come Paolo Rumiz. L'ultimo intervento è quello del diretto protagonista che ricorda l'incontro con le popolazioni dei luoghi che ha attraversato, sottolineando l'onda di energia civica che ha percepito, una base importante, dice, per lo sviluppo di un territorio troppo a lungo dimenticato. Restituire la via appia al Paese, proporla come itinerario europeo alla stregua del cammino di Santiago, è un grande atto politico, nel senso più alto del termine: riporta l'attenzione su terre che furono baricentro del mediterraneo e oggi sono fuori dai centri di potere dagli investimenti. Un simile percorso diventa l'esortazione alle popolazioni locali a prendere coscienza del valore del proprio patrimonio e fare rete, per delineare un percorso narrativo che sappia valorizzare il territorio nel modo più autentico, ritrovando, in definitiva, l'amore profondo per la propria terra.


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