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REFERENDUM POMIGLIANO FIAT: VERSO IL SI' ALL' INTESA, OLTRE IL 76 %


POMIGLIANO D'ARCO (NAPOLI), 23 GIUGNO 2010 - Oggi Pomigliano ha votato. E ha deciso. Le tute blu dello stabilimento Fiat del Napoletano hanno affrontato una prova inedita, forse la più importante della loro vita lavorativa votando in larga maggioranza per il sì. Quando lo scrutinio di circa il 20% dei voti consegna quasi il 77% dei consensi a favore dell'accordo separato del 15 giugno il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi interviene per sottolineare la svolta a suo dire epocale, paragonabile all'accordo di San Valentino che portò all'abolizione della scala mobile. "Da oggi il paese si rivela ancora più moderno" dice Sacconi e esorta la Fiat a riconoscere "che vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace socialé. Dire sì o no ad un'intesa con l'azienda e sulla loro vita è stata comunque dura per gli operai di Pomigliano. Ma sono andati a votare praticamente tutti. Su 4.881 aventi diritto hanno consegnato la scheda nell'urna 4.642 operari, il 95%. Un'adesione altissima, dice la Uilm. "Un robusto viatico per il futuro della fabbrica", aggiunge la Fim Cisl. Ma nessuno, allo stabilimento Fiat di Pomigliano, oggi aveva voglia di sorridere. Volti scuri, sia all'entrata sia all'uscita dei turni. Tute blu silenziose, molte a testa bassa. In un giorno in cui anche la cassa integrazione è stata annullata, proprio per consentire la partecipazione alle votazioni, la rabbia era tanta. E la preoccupazione ancora di più. Lina, 30 anni in Fiat da 9, arriva davanti ai cancelli alle 14. Occhialini tondi, sembra quasi una prof. E' diplomata e la scorsa notte, ammette, non ha chiuso occhio. "Sono in ansia ma voglio essere ottimista, devo esserlo per forza, qui si sta parlando del nostro futuro", ammette. Futuro, appunto. Lo urlano a squarciagola i sostenitori del no al referendum, coloro che se la prendono con "Marchionne, l'infame, che vuole cancellare i diritti costituzionali" e che si oppongono all'intesa siglata lo scorso 15 giugno tra la Fiat e tutte le sigle sindacali, tranne la Fiom, inveendo anche contro i sostenitori del sì. Al centro di tutto il 'progetto Panda' a Pomigliano, vale a dire 700 milioni di investimenti e quindi la salvezza dello stabilimento. Questo Lello lo sa bene. Ecco perché, con una moglie in attesa di due gemelli oggi confessa di aver votato sì. Cita la nonna e un proverbio napoletano: "O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra". Come dire "per noi che vogliamo lavorare non c'era altra scelta che per il si". E sono proprio alcune tute blu a difendere l'accordo messo sotto accusa dalla Fiom, anche oggi. Escono dai cancelli e a testa alta dicono: "Sulla Fiat sono state dette solo bugie. Non é vero che sono violati i diritti costituzionali". Giuseppina Castaldi, 21 anni in azienda, spiega: "E' un piano più rigoroso ma a noi sta bene". Carlo De Simone, reparto verniciatura, dal 1990 in azienda, va anche oltre. "I nostri diritti sono tutelati e poi abbiamo anche un ritorno economico grazie al turno di notte, 3mila euro lordi l'anno". In tanti, per la verità, lasciano intendere di aver votato sì, "perché non abbiamo altre scelte". "Dopo che ti hanno lasciato per due anni morire di fame con la cassa integrazione, ora come fai a scrivere no su quel foglio?", dice ancora Lello. Ma c'é chi, chiaro e tondo, dice di aver votato no. E' Mario Di Costanzo, da 11 anni a Pomigliano, rsu della Fiom. Descrive un clima di intimidazione, forte, che oggi c'é stato all'interno dello stabilimento. "Qualche capo ha chiesto di fotografare il voto e poi hanno mandato sms 'Se voti no perdi il lavoro'". Nel pomeriggio, quando il cielo si riempie di pioggia, dai cancelli escono Bruno e Salvatore, entrambi alla catena di montaggio. "Gli operai della Fiat sono coraggiosi", premettono e poi dicono: "Abbiamo votato no. Non abbiamo paura di perdere il lavoro e non ci sentiamo nemmeno in colpa". Qualcuno canta Bella Ciao quando gli operai entrano. E intanto, a tarda serata, davanti allo stabilimento arrivano i pullman blu, pronti a riportare gli operai a casa. Qualcuno prova a chiedere all'uscita dai turni: come è andata, oggi è stato il vostro giorno? Ciro, tuta blu da 20 anni, si gira e sorride. Poi si ferma un attimo e risponde: "Noi siamo lavoratori, mica siamo quelli che decidono...".

 
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