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CASERTA: A SECCO E AL BUIO, UN PAESINO COSTRETTO A 'CHIUDERE'

Il quotidiano Libero di Vittorio Feltri si occupa, oggi 18 settembre 2007, del caso di un paesino del Casertano che 'chiude' per mancanza di acqua e luce. L'articolo è a firma di Giuseppe Sangiovanni Vedi pagina di Libero


Caiazzo (Caserta) - Dal 1806 al 1809 ebbe la sua autonomia diventando comune. Ha avuto due scuole elementari, l'ufficio postale, una propria università che eleggeva due persone che poi governavano gli altri Casali e Castelli, il Catasto ed i Pesi Reali distinti da Caiazzo. Parliamo di San Giovanni e Paolo, frazione di Caiazzo, nel casertano, rapinata di tutti i servizi. Lo chiamano "il paese dei senza", frazione-gulag, frazione-purgatorio, condannata a perenne penitenza dal Comune di Caiazzo e dalle altre istituzioni. Senza l'ufficio anagrafe, senza l'ufficio postale, senza un vigile urbano, senza mezzi pubblici, senza una cabina telefonica (da oltre quattro anni, l'ascia della Telecom ha colpito barbaramente: portando via l'unica cabina telefonica. Ora il paese è completamente isolato, senza l'ambulatorio medico, senza strade, senza marciapiedi, senza metanizzazione, senza il depuratore (non depura), con il centro storico barbaramente cementificato, una giaculatoria infinita di "senza" potrebbe continuare per San Giovanni e Paolo , frazione-fantasma di Caiazzo, dimenticata da Dio e dagli uomini. L'ENEL E I BLACK-OUT L'unico sali e tabacchi ha chiuso ed è stato accorpato all'unico bar del paese. Anche l'Enel da anni ci mette del suo: centinaia e centinaia, i black-out registrati in ogni ora del giorno, che bruciano i motori di lavatrici, frigoriferi ed altri elettrodomestici. Gli abitanti della minuscola frazione (circa 700) hanno di che lamentarsi: trattati come bestie. Cristo non si è fermato ad Eboli ma qui: subìte vessazioni da tutte le istituzioni. Ignorati, umiliati, dimenticati, rapinati della dignità. Cittadini privati di tutto, pronti a chiedere la "secessione" da Caiazzo, per essere amministrati dal vicino comune di Ruviano: prospettato persino uno sciopero fiscale, ovvero versare i tributi presso un istituto di credito bancario, da dove attingere per sopperire alla latitanza assoluta degli amministratori caiatini. Per protestare contro i disservizi e interruzioni di pubblico servizio, senza alcun preavviso da parte di enti ed istituzioni. Di questi giorni, l'altra forte protesta-provocazione: inviare (il 26 settembre) al premier Romano Prodi le tessere elettorali: non votare alle prossime elezioni amministrative, in programma tra pochi mesi. Singolare il manifesto apparso in questi giorni sui muri della frazione «Questo paese dal 1° ottobre, resterà chiuso per mancanza di servizi» Provocazioni nate dall'esasperazione dei residenti dopo la continua interruzione di pubblico servizio (erogazione idrica e di energia elettrica, che dura da 40 anni). Negli ultimi mesi, ingaggiata una vera e propria Jihad dell'acqua combattuta contro gli amministratori locali e il Consorzio Idrico, responsabili del disservizio. Enti denunciati per interruzione di pubblico servizio. ESPLODE LA RABBIA «Sono rimasti sempre ciechi, sordi e sprezzanti verso le nostre problematiche», accusa Rosa Posillipo, residente nella frazione. «Da quarant'anni, siamo costretti a dribblare in casa tra bacinelle e secchi facendo docce e bagni stile antenati. Adesso basta. Qui nella frazione, non funziona nulla. Siamo stufi, pronti alla battaglia. Naturalmente, con gli strumenti che la legge prevede». «Parlare ancora di emergenza dopo quarant'anni è vergognoso», ripete in coro un gruppo di residenti che aggiunge: «Un'amministrazione non si giudica dalle grandi opere, ma dalle piccole risposte che sa dare alla popolazione che le chiede», dichiara un infuriato residente.

 
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