CASO CONTRADA: L'EX SISDE LASCIA CARCERE CASERTANO MA VUOLE PALERMO
Data: Domenica, 27 luglio @ 17:19:19 CEST
Argomento: Cronaca




Ieri, neanche un'ora dopo la sua uscita dal carcere di Santa Maria Capua Vetere, era stata la prima cosa che aveva detto alle sue sorelle, ''voglio tornare a Palermo, dalla mia famiglia''. Oggi, Bruno Contrada, e' andato anche oltre: ''Se non posso rientrare a Palermo prendo un taxi e torno in carcere''. Le prime ore ai domiciliari, l'ex funzionario del Sisde le ha vissute cosi': leggendo e rileggendo il provvedimento. Un provvedimento ''pieno di errori, illegittimo'' che non lo convince affatto. E' arrabbiato, Contrada. Lo ha detto alla sua famiglia e al suo legale Giuseppe Lipera. Non ha chiuso occhio perche', dice, contro di lui ''c'e' l'ennesimo accanimento''. Oggi dice di voler evadere, tornare in carcere, quel carcere dal quale ieri neanche voleva uscire. Lo racconta il parlamentare del Pdl, Amedeo Labboccetta: ''Ebbe qualche esitazione, sapeva che non sarebbe tornato a Palermo e quasi non voleva uscire. Sono stati i militari ad esortare a farlo''. Contrada, la sua famiglia, il suo difensore, gli amici: tutti mettono sotto accusa il provvedimento che prevede gli arresti domiciliari, ''oggetto di severe censure''. L'avvocato annuncia istanze, ricorsi in Cassazione e, soprattutto, punta il dito su quella pericolosita' sociale che ha fatto in modo che non gli venisse concessa la sospensione della pena. ''Pericolosita' sociale smentita da informative della Questura di Palermo - spiega in conferenza stampa il difensore - Le note dicono che, dopo attenta attivita' investigativa, non risulta che Contrada abbia legami ne' di parentela ne' di frequentazione con la criminalita' organizzata. Lo dice il questore di Palermo. Atti che sono contenuti nel provvedimento e, guarda caso, oggetto di una svista''. Una 'svista' che fara' scattare il ricorso in Cassazione. Prima ancora, pero', dice Lipera, ''proporremo istanza al tribunale perche' modifichi il provvedimento''. ''Come si puo' leggere nel provvedimento, ci sono i presupposti per un differimento dell'esecuzione della pena, ovvero per scarcerarlo - ha detto il legale - questo lo dice il Tribunale di sorveglianza e, alla fine, c'e' il colpo di bacchetta magica. Tutta la storia di Contrada viene rinchiusa in una parola: 'tuttavia' dobbiamo concedere la detenzione domiciliare. Il tutto senza alcuna motivazione''. ''Chiederemo innanzitutto al magistrato di sorveglianza di Napoli di avere un permesso permanente per poter andare dai medici'', aggiunge il legale. Il prossimo 7 ottobre, davanti alla Suprema corte di Cassazione si discutera' della revisione del processo. Ma, intanto, Contrada non ci sta. E se si commuove a telefono con la moglie e con il nipotino (''non e' giusto, dovevo stare li' con voi'') si arrabbia e si addolora, dicono gli amici, anche quando legge le dichiarazioni di Salvatore Borsellino. Lui servitore dello Stato deviato? Il fratello, Vittorio Contrada, annuncia querele, mentre lui, l'ex 007, dice: ''Paolo Borsellino si e' piu' volte complimentato con me per alcune operazioni fatte. Aveva per me grande stima. E' un dolore leggere le parole del fratello. Farnetica''. (25 luglio 2008)





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