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Addio a Giuseppe Garofalo, il foro sammaritano piange don Peppino

Santa Maria Capua Vetere, 23 giugno 2026 – Con la scomparsa di Giuseppe Garofalo, affettuosamente ricordato da tutti come “don Peppino”, l’avvocatura campana e non solo perde una delle sue figure più alte, autorevoli e longeve: la toga più anziana d’Italia, un riferimento assoluto del foro e un maestro riconosciuto ben oltre i confini regionali. Il cordoglio che si leva dagli avvocati che lo hanno incrociato in aula e che lo hanno ascoltato nelle sue celebri arringhe è unanime e profondo: “tristezza infinita”, scrive uno di loro, perché con lui se ne va il maestro capace di far innamorare del diritto e dell’arte del difendere, raccontando la giustizia con il fascino della storia e con la forza della parola. Nelle sue riflessioni, emerge l’immagine di uno scrittore e oratore che sapeva trasformare ogni processo in narrazione civile, capace di appassionare anche quando parlava di vicende dure e complesse, ricordando sempre che l’avvocato deve difendere il reo e mai il reato. Un altro ricordo lo descrive come uomo di straordinaria cultura, arguzia ed erudizione, in ogni parola intrisa di passione civica e amore per la sua terra, tanto da rendere il foro di Santa Maria Capua Vetere un luogo rispettato e temuto “quando si incrociavano i ferri” con le toghe di tutta Italia. Con la sua morte, avvenuta a 103 anni, si chiude davvero un’epoca: quella degli avvocati-maestri, dei principi del foro che con la sola forza della parola e della conoscenza segnavano la differenza tra il processo e la storia, lasciando dietro di sé non solo sentenze e memorie, ma un’eredità di stile, pensiero e umanità. Ai familiari, in particolare a Nicola e ai suoi cari, giungono le condoglianze di un’intera comunità forense che oggi si sente più sola, privata di una voce che non era soltanto difesa, ma cultura viva del diritto. Come non ricordare anche i libri storico giudiziari di Garofalo curati dal giornalista e cronista giudiziario Ferdinando Terlizzi (scomparso lo scorso aprile) con cui aveva un legame professionale e di amicizia da quasi 50 anni. Tra i tanti giornalisti che che hanno seguito Garofalo come scrittore avvocato ci sono poi Rosaria Capacchione, ex cronista de Il Mattino con il suo collega Biagio Salvati, Gigi Di Fiore e Vittorio Del Tufo. Per raccontare don Peppino ci vorrebbero pagine e pagine di ricordi. I funerali si svolgeranno il 24 giugno alle 10,30 presso il Duomo di Santa Maria Capua Vetere Dal 1969, si è dedicato anima e corpo alla professione forense, fondando la Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere insieme a Vittorio Verzillo. Una vita e una carriera lunga e carica di eventi straordinari, scanditi dalle arringhe dei grandi maestri del Foro sammaritano come Alfredo De Marsico e Giovanni Leone. Anni nei quali Garofalo ha lasciato un’impronta indelebile nei tribunali italiani. Nel corso della sua lunghissima attività professionale, l’avvocato Garofalo è stato protagonista di processi di enorme rilevanza nazionale. Tra le sue difese più celebri e simboliche spicca quella di Francesca Serio, madre del sindacalista Salvatore Carnevale. Nel 1961, durante il celebre processo per mafia trasferito a Santa Maria Capua Vetere per legittima suspicione, Garofalo assistette la donna come parte civile. Grazie a quel coraggioso dibattimento, Francesca Serio divenne la prima madre a denunciare apertamente i mafiosi, trasformandosi in un’icona immortale della lotta alla criminalità organizzata siciliana. Celebre anche il processo al farmacista Aurelio Tafuri, in cui Garofalo difendeva l’imputato e De Marsico le parti civili. Lo scontro tra i due fronti si incentrò sulla definizione di “schizofrenia”. Determinante fu una pubblicazione americana, appena stampata. In quella occasione De Marsico ebbe a definire Garofalo, suo allievo e avversario, “geometrico nella sapiente costruzione delle sue tesi”. Tutti processi raccontati anche nei libri di Ferdinando Terlizzi Garofalo ha anche fondato il coordinamento delle Camere Penali della Campania, del quale è stato presidente per molti anni. Ciò che ha sempre caratterizzato Giuseppe Garofalo è stata la sua straordinaria vitalità intellettuale, rimasta intatta anche in età avanzatissima. Saggista prolifico, ha firmato opere di grande valore storico-giuridico, tra cui “La seconda guerra napoletana alla camorra“, “L’empia bilancia”, “Le ragioni del boia” e “Teatro di Giustizia”. (Libri curati con Ferdinando Terlizzi) Non solo avvocato, ma anche scrittore e storico di straordinaria finezza. La sua penna ha saputo raccontare con rigore e sensibilità i drammi e le contraddizioni della giustizia, così come i dilemmi etici che essa pone. Un uomo e un professionista d’altri tempi, che però non ha mai smesso di interessarsi all’evoluzione della società, alle sue conquiste e alle sue nuove contraddizioni. Fino agli ultimi giorni, la sua penna non si era fermata: stava infatti lavorando a due nuovi volumi, uno dedicato al fenomeno dei sequestri di persona e l’altro incentrato sulla storia delle epidemie. Il cordoglio della Camera Penale e dell’Ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere La Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere presieduta da Alberto Martucci esprime il proprio cordoglio per la dipartita del proprio fondatore e presidente emerito Avv. Giuseppe Garofalo, maestro indiscusso di generazioni di avvocati penalisti, esempio di rettitudine e coraggio professionali e faro costante della storia e della cultura di Terra di Lavoro. Al figlio Avv. Nicola Garofalo e ai familiari tutti giungano le più sentite condoglianze. Cordoglio giunge anche dal Consiglio dell’ordine presieduto da Angela Del Vecchio. il ricordo del giudice Raffaello Magi Ci ha lasciato Giuseppe Garofalo, decano dei penalisti del foro che ho vissuto per quasi venti anni. Una presenza rassicurante per il confronto intellettuale, perché sapeva dove trascinare il tema della discussione, sapeva mordere dove era necessario. In questo riusciva a coniugare la storia, di cui era molto appassionato, con i temi umani e giuridici che sempre si affollano nei processi. Credo che la stima fosse reciproca. Molti anni fa ho conservato un suo atto di appello ad una mia sentenza, atto che mi fece molto sorridere per la ironia con cui attaccava una mia espressione argomentativa forse troppo figurata.

 
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