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La storia moderna dei Borboni, tra doppi ruoli, l’asse Carditello-Ville Vesuviane e l'enigma dei Revisori
Dal doppio incarico del manager Gennaro Miranda ai dubbi sui controlli contabili: il caso Carditello accende il dibattito sulla governance del patrimonio culturale campano.
San Tammaro, 11 giugno 2026 - C'è un filo rosso – o meglio, “borbonico” – che unisce idealmente la terra dei Mazzoni a quella del Miglio d'Oro. Un filo che non è intriso soltanto di storia, ma anche di salotti, incarichi e poltrone. Quando si parla di Regge e Residenze reali il collegamento appare immediato, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno interessato il Real Sito di Carditello.
Al centro della vicenda sarebbe finita, nelle ultime ore di prorogatio, una sovrapposizione di ruoli che supera i confini geografici. A sollevare la questione è il consigliere Emiddio Cimmino, che durante un’intervista ha richiamato l’attenzione sul caso di Gennaro Miranda, attualmente Direttore Generale del Real Sito di Carditello e, contemporaneamente, Presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane.
Un doppio incarico che, secondo Cimmino, pone interrogativi sulla possibilità di garantire una guida efficace delle due istituzioni, soprattutto in una fase in cui sui conti della Fondazione Real Sito di Carditello sono stati avanzati dubbi e richieste di chiarimento durante l’ultima assise.
«Alcuni – afferma Cimmino – nella mia lunga esperienza politica hanno il dono dell'ubiquità: direttore di qua e presidente di là, una sorta di contratto a scavalco, un vero e proprio "110 regale". Mi chiedo, e vi chiedo, se dal punto di vista normativo la figura del Direttore e quella del Presidente non abbiano nature profondamente diverse. Lo Statuto di Carditello, che conosco bene, sembrerebbe dire proprio questo».
Secondo l’ex amministratore, infatti, il Presidente esercita una funzione politica, di indirizzo strategico e rappresentanza, mentre il Direttore svolge il ruolo operativo e gestionale, occupandosi di contratti, personale e risultati amministrativi. «Qui siamo di fronte a dei supereroi – osserva ironicamente – direttori che fanno i presidenti e presidenti che fanno i direttori».
Ma il nodo più delicato, secondo Cimmino, sarebbe quello istituzionale. «A Carditello il manager deve attenersi agli indirizzi di un Consiglio di amministrazione, mentre alle Ville Vesuviane è proprio lui a dettare gli indirizzi. Una doppia natura che inevitabilmente può generare dubbi e interrogativi sulla performance e sull’equilibrio delle funzioni».
Nel frattempo, osserva ancora il consigliere, Villa Campolieto continua a ospitare eventi e ricevimenti nel pieno rispetto delle prerogative previste dal proprio statuto. Tra gli invitati, secondo quanto emerso da fotografie pubblicate da Retenews24.it, figurerebbero professionisti, tecnici e rappresentanti del mondo politico che qualcuno sostiene di aver già incontrato in altri contesti legati alle residenze borboniche della Campania.
Ma è sul fronte dei conti che si concentra il vero enigma. Mentre l’attenzione pubblica si focalizza sul manager diviso tra Caserta e Napoli, nella Fondazione Real Sito di Carditello esplode il caso del bilancio consuntivo non approvato, portato all’attenzione pubblica proprio da Cimmino.
«Si parla di ritardi, di possibili criticità e perfino dell’attesa di un finanziamento – sottolinea – elementi che contrastano con l’immagine di efficienza che la governance targata Maddaloni ha proiettato negli ultimi tre anni. Ma il vero interrogativo è un altro: dov’erano i controllori?».
Il riferimento è alla figura del revisore dei conti già presente nella precedente gestione guidata da Luigi Nicolais, ricordato da Cimmino con parole di stima. «Com'è possibile – si domanda – che non siano state rilevate eventuali problematiche finanziarie che oggi il CdA attribuisce alla passata governance? Un revisore esperto può limitarsi a verificare che i numeri quadrino formalmente senza accertarsi della reale consistenza di crediti e debiti?».
Domande che alimentano il dibattito e che, secondo il consigliere, aprono diversi scenari. Da una possibile crisi del sistema dei controlli fino all’ipotesi che eventuali responsabilità vengano attribuite a chi non è più nelle condizioni di difendersi.
«Una persona particolarmente attenta – aggiunge – avrebbe eventualmente individuato anomalie e lanciato l’allarme prima che la questione arrivasse sui giornali. Se davvero esistono problemi, occorre fare chiarezza senza scaricare colpe su chi non può più replicare».
La conclusione di Cimmino è un richiamo alla trasparenza amministrativa e alla tutela del patrimonio culturale. «La cultura in Campania non può essere gestita come un feudo personale, dove gli incarichi si accumulano e le responsabilità si disperdono nello scaricabarile. Quando nel 2008 diventammo amministratori di San Tammaro ereditammo oltre 16 milioni di euro di debiti. Non passammo il tempo a cercare colpevoli: lavorammo per risanare i conti e oggi il Comune gode di ottima salute finanziaria.
Il Real Sito di Carditello e le Ville Vesuviane appartengono ai cittadini. Chi le governa e chi è chiamato a vigilare sui conti deve fornire risposte chiare e fugare qualsiasi eventuale ombra contabile, prima che a pagare il prezzo di queste incertezze siano ancora una volta il patrimonio culturale e la fiducia dei cittadini».
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