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Nuovi sviluppi sul caso pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere condannate a spese legali parti civili Antigone, Hakimi, Cacace, Kallah
Santa Maria Capua Vetere, 14 aprile 2026 - Nuovi 32 imputati tra agenti e operatori della polizia penitenziaria che si aggiungono ai 105 già a processo. È questo l’ulteriore sviluppo del filone collegato al processo madre sui presunti pestaggi avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, che continua ad articolarsi in procedimenti paralleli e ulteriori stralci.
L’udienza preliminare, prevista per ieri davanti al gup, è stata rinviata al 22 maggio per una sovrapposizione al processo a dibattimento nell’aula bunker del carcere che ha reso impossibile la celebrazione dell’udienza nei tempi fissati oltre ad alcuni difetti di notifiche.
Si tratta di una coda dell’inchiesta originaria, che prosegue a distanza di anni dai fatti contestati e che ha portato alla separazione di ulteriori posizioni emerse nel corso delle indagini.
Al centro della vicenda restano gli episodi verificatisi nel reparto Nilo all’indomani delle tensioni tra detenuti e personale penitenziario durante la fase più critica dell’emergenza sanitaria.
Ieri, al bunker, sono proseguiti i testi dei vari difensori degli agenti: in particolare, consulenti medici e periti sentiti sulle accuse contestate agli agenti.
Nel frattempo, sul fronte giudiziario parallelo legato alla stessa vicenda, si registrano ulteriori sviluppi anche in appello. Si è infatti concluso davanti alla Corte d’Appello di Napoli il procedimento in abbreviato nei confronti di due agenti già assolti in primo grado dalle accuse più gravi.
L’associazione Antigone, parte civile condannata alle spese legali insieme agli eredi di Vincenzo Cacace, Dalila Kallah, Abedelhak e Anouar Hakimi, ha criticato la decisione della Corte di respingere la richiesta della Procura di ascoltare nuovi testimoni.
«Si tratta di una decisione che ha lasciato forti perplessità», commenta Antigone Campania.
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