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Immigrazione clandestina, confiscata La Baita a Valle di Maddaloni e Ibiza

Confiscata “La Baita” di Valle di Maddaloni: sigilli anche alla sede di Ibiza e beni per oltre un milione di euro

Valle di Maddaloni (Caserta), 14 febbraio 2026 - – Diventa definitiva la confisca della braceria “La Baita” di Valle di Maddaloni, nota anche per essere stata negli anni ritrovo di personaggi dello spettacolo come Geolier e calciatori del Napoli. Ad eseguire la confisca è stata la divisione anticrimine della Polizia di Stato della Questura di Caserta. Il provvedimento riguarda l’imprenditore Michele Maravita, condannato dalla Corte d’Appello per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il locale, gestito da familiari, molto frequentato e finito spesso sui social per foto con volti noti – tra cui anche il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis e calciatori del Napoli Calcio – era già stato sottoposto a sequestro preventivo circa quattro anni fa. Oggi arriva la misura ablativa definitiva.

Beni sotto chiave per oltre un milione di euro

Oltre all’attività commerciale di Valle di Maddaloni, è stata confiscata anche una sede spagnola a Ibiza su Avenida Pedro Matutes Noguera. Il provvedimento ha colpito inoltre conti correnti, autovetture e un’imbarcazione, per un valore complessivo superiore al milione di euro.

Il sequestro della braceria, disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – sezione Misure di Prevenzione, è stato trasmesso alle Autorità spagnole tramite Eurojust. Le autorità iberiche hanno quindi dato esecuzione alla misura ablativa anche sul territorio estero, rendendo effettiva la confisca dei beni collegati.

La vicenda

Secondo l’impianto accusatorio, recepito nei gradi di giudizio culminati nella condanna in Appello, l’imprenditore sarebbe stato coinvolto in un’associazione a delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina. L’inchiesta aveva acceso i riflettori su un sistema ritenuto strutturato e con ramificazioni anche fuori dall’Italia.

La Baita, che nel tempo si era costruita un’immagine glamour e mondana, diventa così uno dei simboli di un’indagine che ha intrecciato mondanità e cronaca giudiziaria. Con la confisca definitiva, i beni entrano ora nel patrimonio dello Stato, in attesa delle successive determinazioni sulla loro destinazione.


 
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