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Zannini già interrogato dal gip: silenzio e memoria difensiva. Stessa linea per i casari Griffo
Santa Maria Capua Vetere, 4 febbraio 2026 - È già stato ascoltato questa mattina davanti al gip Giovanni Zannini, il consigliere regionale di Forza Italia in Campania, noto anche come “mister 32mila voti”, coinvolto in tre distinte inchieste coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Nel corso dell’interrogatorio preventivo, Zannini – assistito dall’avvocato Angelo Raucci – si è avvalso della facoltà di non rispondere, dichiarandosi innocente e depositando una memoria scritta a sostegno della propria linea difensiva.
Stessa scelta è stata compiuta dai due imprenditori del settore lattiero-caseario, Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, anch’essi indagati nell’ambito della medesima vicenda: entrambi hanno deciso di non rispondere alle domande del giudice, proclamando la propria estraneità ai fatti e presentando una memoria difensiva.
Le accuse contestate a Zannini sono particolarmente pesanti e comprendono, a vario titolo, corruzione, concussione, falso e truffa aggravata ai danni dello Stato. I fatti risalirebbero alla passata consiliatura regionale, quando l’esponente politico sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno dell’allora presidente della Regione Vincenzo De Luca, ricoprendo il ruolo di presidente della commissione regionale Ambiente.
Secondo l’impianto accusatorio, Zannini avrebbe dato vita a un presunto sistema politico-clientelare in grado di condizionare nomine in enti pubblici, come l’Asl, nonché dinamiche elettorali in diversi Comuni, anche di peso come Caserta e Castel Volturno.
Tra i capi d’imputazione figura anche l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato, legata a un finanziamento pubblico di oltre tre milioni di euro che sarebbe stato ottenuto mediante la presentazione di documentazione ritenuta falsa, a favore dei due imprenditori Griffo per la realizzazione di un caseificio.
In cambio, sempre secondo l’accusa, Luigi e Paolo Griffo avrebbero offerto a Zannini un viaggio su uno yacht del valore di oltre 7mila euro, circostanza che fonda l’ulteriore contestazione di corruzione. Per i due imprenditori pende la richiesta di misura cautelare del divieto di dimora in Campania.
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