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Inchiesta giudici di pace, indagato un professore della Vanvitelli

Regali, contanti e utilità: il presunto sistema di remunerazione delle sentenze

Il concorso universitario e il ruolo dei medici D’Amico

Un ulteriore filone dell’inchiesta si sposta fuori dalle aule giudiziarie. Secondo il Gip, il giudice R. M. e la compagna E avrebbero chiesto e ottenuto dai medici Giuseppe D’Amico e Michele D’Amico la consegna anticipata degli argomenti oggetto della prova per l’accesso alla scuola di specializzazione in farmacologia e tossicologia dell’Università “Luigi Vanvitelli”, nonché la promessa di un posizionamento utile in graduatoria.

In cambio, il giudice avrebbe remunerato il medico di riferimento attraverso il conferimento sistematico di incarichi di consulente tecnico d’ufficio nelle cause risarcitorie, in violazione delle disposizioni interne che limitano il numero massimo di nomine annuali.

Gli atti acquisiti presso il Dipartimento di Farmacologia – tracce d’esame, prova svolta da Merola ed esiti del concorso – sono stati incrociati con gli elenchi degli incarichi CTU conferiti da R. M. Secondo la documentazione di cancelleria, il limite annuale fissato dal presidente del tribunale sarebbe stato ampiamente superato.

Le intercettazioni telematiche sul telefono di Michele D’Amico e le conversazioni con i familiari di R. M. completano il quadro accusatorio, delineando l’ipotesi di un patto corruttivo di natura reciproca.


 
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