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Casal di Principe - Caserta - 1 settembre 2025 - Dopo il figlio Ivanhoe arrestato a
luglio, anche Antonio, fratello del capoclan dei Casalesi
Francesco 'Sandokan" Schiavone, finisce in carcere per la
vicenda di un terreno situato a Grazzanise, nel Casertano, che
Sandokan avrebbe intestato ad un prestanome per poi provare
proprio tramite il figlio e il fratello a tornarne in possesso
per venderlo e intascarne il prezzo. Antonio Schiavone è stato
arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando
Provinciale di Caserta nell'ambito di un'indagine coordinata
dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli; con Antonio
Schiavone sono state arrestate su ordine del gip del tribunale
di Napoli altre due persone, per le quali però il magistrato ha
disposto i domiciliari; per i tre indagati l'accusa è di
concorso in riciclaggio e autoriciclaggio, aggravati dal metodo
mafioso. L'indagine, condotta dal 2024 al 2025 attraverso
attività tecniche, accertamenti patrimoniali, ma anche l'analisi
e lo studio di numerosi colloqui in carcere tra Sandokan e gli
stretti congiunti (moglie, sorelle e lo stesso fratello
Antonio), e inoltre di dichiarazioni di collaboratori di
giustizia tra cui il primogenito di Sandokan, Nicola Schiavone,
hanno prima permesso di arrestare a luglio Ivanhoe Schiavone,
unico figlio di Sandokan ancora libero, e oggi lo zio Antonio. I
fatti sono gli stessi e riguardano il terreno del valore di
500mila euro che il capoclan aveva intestato a un prestanome per
evitare che gli venissero sottratti dall' autorità giudiziaria;
alla morte del prestanome i terreni sono stati ereditati dai
suoi figli, che decisero di affittarli a una terza persona.
Proprio a questa persona Ivanhoe e il prestanome Corvino,
con metodi camorristici, avrebbero imposto di rescindere il
contratto di affitto e non avvalersi del diritto di prelazione,
per consentirne la vendita a persone che loro avevano già
individuato; vendita avvenuta per 250mila euro. Per la Procura
proprio Antonio Schiavone avrebbe gestito i beni intestati
fittiziamente ai prestanome per continuare a garantire una
rendita per il sostentamento del fratello detenuto e dei suoi
familiari
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