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TRAFFICO RIFIUTI TOSCANA-CAMPANIA, INCHIESTA SFOCIA IN 14 MISURE CAUTELARI

Caserta 26 luglio 2010 - Un traffico di rifiuti che dalla Campania si espandeva in Lazio e in Toscana. Quattro persone in carcere, cinque agli arresti domiciliari, 14 persone in tutto coinvolte da misure cautelari. La loro accusa è di essere coinvolti nello smaltimento di rifiuti pericolosi in maniera illecita. Tra questi anche l’immondizia bruciata per strada in Campania durante l’emergenza rifiuti. L’inchiesta è partita nel 2008 dalla procura di Santa Maria Capua Vetere e ha portato alla luce un traffico illecito, tra Campania, Lazio e Toscana, di rifiuti pericolosi che venivano trattati o messi in discarica declassati a semplici rifiuti speciali. In tutto le misure cautelari emesse dal gip del tribunale campano coinvolgono 14 persone: sono finiti in carcere Giuseppe Capece, Domenico Buonincontri e Marco De Gregorio, rispettivamente titolare e dirigenti della Progest spa di Gricignano di Aversa (Caserta) e Guido Gostoli, dirigente della Gea Consulting srl. Sono invece stati messi agli arresti domiciliari, in attesa del processo, Stefano Somigli direttore tecnico di PistoiAmbiente che gestisce la discarica del Cassero a Pistoia, Davide Di Nicola (Gea Consulting), Antonio Senatore (sospettato di essere il mediatore d’affari tra la Progest e PistoiAmbiente), Fabio Baldaccini (Sein srl) e Alberto Romiri (Sein srl). Disposto l’obbligo di dimora per Magdy Hamdy Roufael (Seta srl) e Luca D’Alessandris (Sein srl) e divieto di dimora per Francesco Orecchiutto (Seam srl), Danilo Giustozzi e Moreno Giustozzi (Giustozzi Ambiente srl). Cinque gli impianti di gestione e smaltimento dei rifiuti sequestrati nelle province di Pistoia, Arezzo, Caserta e Frosinone. Secondo gli investigatori, nella discarica pistoiese del Cassero (gestita da PistoiAmbiente) sarebbero finite, dal 2008 ai primi mesi di quest’anno, oltre 4.100 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Progest, centro di stoccaggio e compostaggio di Gricignano di Aversa. I rifiuti in questione, secondo l’accusa, sarebbero per la maggior parte resti delle tonnellate di immondizia bruciata per strada in tutta la Campania, durante la cosiddetta “Emergenza rifiuti”. La Progest, infatti, aveva ottenuto l’appalto per il loro smaltimento dal Commissariato per l’emergenza rifiuti. I rifiuti, dopo essere stati bruciati per strada, erano da considerarsi pericolosi; per questi lo Stato pagava 45 centesimi al chilo, ma l’azienda casertana invece di inviarli agli impianti di incenerimento come previsto dalla legge, li mandava direttamente in discarica, con un costo di smaltimento decisamente più basso: gli unici trattamenti a cui i rifiuti pericolosi erano sottoposti erano alcuni passaggi in cui venivano triturati e mischiati con un po’ di terra. Poi venivano spediti su dei tir accompagnati da documenti di trasporto e codici identificativi falsificati. Le responsabilità degli accusati sono ancora da verificarsi e sarà il processo a dire l’ultima parola sulla loro colpevolezza. Secondo la Procura campana, però, la cospicua differenza tra quanto percepito dallo Stato e quanto effettivamente speso per lo smaltimento dei rifiuti, avrebbe fruttato a tutti gli interessati un lauto guadagno. Le analisi condotte dall’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) sui rifiuti sequestrati al Cassero hanno evidenziato la presenza di metalli pesanti superiore ai limiti di ammissibilità.

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INCENDIO COOP AL RISPARMIO: COMUNE S. MARIA C.V. CONCEDE PALESTRA SANTA MARIA CAPUA VETERE, 25 luglio 2010 (di Antonio Tagliacozzi) - La cooperativa "La rampetta" come la fenice risorge dalle sue ceneri. Infatti, dopo il tremendo incendio che ha distrutto completamente i locali della cooperativa di consumo "La Rampetta" di proprietà di una società che fa capo a Luigi Di Muro mettendo in serio pericolo una cinquantina di posti di lavoro, il comune viene incontro alle maestranze e concede i locali dell'attigua palestra comunale per poter continuare la vendita dei prodotti alimentari. La deliberazione in tal senso è stata votata all'unanimità l'altro giorno proprio per mantenere i livelli occupazionali così come richiesto dall'azienda che ha presentato in comune alcune ipotesi per poter al più presto riprendere la vendita.Sul fronte delle indagini, sembra accertato che il rogo sia scaturito dai motori esterni che operano sui banchi frigorifero e a tal proposito sembra che i titolari della ditta stiano valutando la possibilità di denunziare per danni l'Enel per tutto ciò che potrebbe essere imputato alla società distributrice dell'energia elettrica. Per quanto riguarda la struttura, di proprietà comunale, questa deve esere completamente abbattuta con l'aggravante che esistono coperture in amianto che il comune non aveva ancora provveduto a rimuovere. Occorre perciò procedere all'appalto dei lavori con una ditta specializzata per la rimozione delle lastre di eternit che hanno causato un principio di inquinamento in tutta la zona interessata dall'incendio. Sulla vicenda vuole vederci chiaro anche la magistratura che, come atto dovuto, ha proceduto al sequestro di tutta l'area in attesa delle risultanze delle perizie disposte dal magistrato.

 
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