AMBIENTE: A CAIAZZO (CASERTA) CONVEGNO SU CRIMINI AMBIENTALI
Data: Giovedì, 25 maggio @ 21:07:53 CEST
Argomento: Ambiente


Il grido d’allarme lanciato nel convegno di Caiazzo, dove l’ambiente è una religione

Crimini Ambientali: Albano e Ceglie non vanno lasciati soli

La politica, la sinergia tra le istituzioni, la scuola e il senso civico dei cittadini, per vincere la battaglia



Caserta- Il ruolo delle istituzioni, le risposte giudiziarie, l’impegno dei cittadini- per contrastare i crimini ambientali. Se n’è parlato nell’interessante convegno organizzato dall’amministrazione comunale di Caiazzo, retta dal sindaco Stefano Giaquinto- intervenuto al dibattito con il suo vice, Tommaso Sgueglia e Vito De Filio, assessore all’Ambiente: “Sacerdoti” che evangelizzano con tutta l’amministrazione l’amore per l’ambiente(isola ecologica iperfunzionante docet). Relatori, Paolo Albano e Donato Ceglie, rispettivamente Procuratore aggiunto e Sostituto Procuratore della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Due giudici, da anni in prima linea- che nonostante le norme “archeologiche italiane”-( in alcuni casi datate 1931- “scavalcate” con tanto genio e altrettanta fantasia) - protagonisti di brillanti inchieste e operazioni(sette torri abbattute a Castelvolturno, altrettante cave chiuse a San Clemente(i residenti chiedono ora la chiusura dei due cementifici), la diossina e non solo)- contro chi nella provincia di Caserta per anni ha deturpato e inquinato l’ambiente. Sicuramente non per colpa della Magistratura- che per arrestare parzialmente il fenomeno- ha dovuto lavorare non poco. I controlli per anni inesistenti, il punto dolente del disastro ambientale nella provincia di Caserta, la Reggia per l’ecomafia. Ai primi posti in Italia nelle top ten- per quanto riguarda i crimini ambientali. Ecomafia, il ciclo economico-criminale che inquina l’ambiente e distorce gravemente l’economia di Terra di Lavoro. Una mappa fitta, quella degli illeciti commessi all’ombra della Reggia- che va dal traffico dei rifiuti all’abusivismo edilizio, soffermandosi sui grandi investimenti pubblici e privati che dalle nostre parti sono a forte rischio d’infiltrazione mafiosa. Agli illeciti accertati dal NOE dei Carabinieri, dal Corpo Forestale dello Stato, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato, non corrispondono gli illeciti puniti.

DEBOLI CON I FORTI

Le sanzioni per i crimini ambientali, infatti, sono ancora troppo blande, e i reati cadono rapidamente in prescrizione. Occorrerebbero delle pene più severe a disposizione di Magistrati finora con le mani legate-che sono “commoventi”, per l’impegno profuso, nonostante la legislazione carente e decrepita rispetto al resto d’Europa. Meccanismo che s’inceppa anche per la forte collusione tra camorra e politica- binomio che manovra i fili per bloccare i controllori, nelle istituzioni preposte- accusate di essere forti con i deboli e deboli con i forti. Che sulla carta sono tanti. Controlli per prevenire e reprimere. Non bastano i “Falcone e Borsellino” targati Caserta- il volontariato(WWF, GREANPEACE, LEGAMBIENTE, associazioni presenti al convegno di Caiazzo)- può fare poco. Occorrono forti sinergie tra Ministero della Salute e dell’Ambiente, Arpac, Asl, Provincia, Regione, Comuni, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Magistratura. Controlli efficaci, ma anche senso civico dei cittadini che hanno il dovere di denunciare. Determinante il ruolo della scuola- che deve istruire, educare a rispettare l’ambiente-bene prezioso per tutta l’umanità e per le future generazioni. L’occasione fornita alla camorra per il suo salto di qualità imprenditoriale è stato il terremoto dell’80. L’organizzazione criminale è entrata in grandi giri d’affari prima del cemento e poi dei rifiuti. Sono a tutti note le devastazioni ambientali in Terra di Lavoro, dovute alle colate di cemento, frutto di un’edilizia fai da te. Si è costruito ovunque, in modo disordinato, in totale assenza di regole. E sono sempre più evidenti le conseguenze sulla salute legate all’occultamento dei rifiuti tossico-nocivi. In alcune zone, sono stati registrati aumenti di patologie tumorali e leucemiche. E in questa direzione- l’intervento nel convegno- di Gaetano Rivezzi, Presidente Provinciale Associazione Medici per l’Ambiente- che ha invocato un gruppo di lavoro territoriale composto da medici e pediatri di base, per uno screening delle patologie oncologiche nei 104 comuni della provincia di Caserta(a Caiazzo coordinerà la ricerca l’assessore Tommaso Sgueglia, vice direttore sanitario dell’ospedale S.Anna-S.Sebastiano- medico dell’Ambiente).

EMERGENZA AMBIENTE: UNA TORTA D’ORO PER LA CAMORRA

“Caserta, territorio dell’ecomafia”- come definita tempo fa, nella relazione della commissione parlamentare d’inchiesta, sul ciclo dei rifiuti e sulle ecomafie. Lo Stato, in questi ultimi anni, ha disposto una serie di “terapeutici” interventi- ma l’impegno di due magistrati, repetita juvant non basta. Caserta, una provincia derelitta- una realtà nella quale, per anni ed in maniera indisturbata- abusi, illegalità sistematiche, saccheggio e scempio indiscriminati, l’hanno fatta da padroni assoluti “grazie” alla regia, lucida e criminale della camorra. I documenti redatti dai commissari parlamentari, la dicono tutta. Gran parte dei fascicoli sono targati Caserta. Dal rapporto si legge: La situazione riscontrata, nel territorio della provincia di Caserta, presenta diversi profili di eccezionale gravità; cicli economici-criminali, che caratterizzano il fenomeno delle cosiddette ecomafie-intense attività estrattive, quasi sempre abusive, smaltimenti illeciti connessi ai traffici di rifiuti nord-sud- danno inferto: immane ed inimmaginabile”. Uno Stato molto poco sensibile nel problema ecologico, alle prese con strumenti repressivi, a dir poco risibili. Un affare d’oro, lo smaltimento illegale dei rifiuti(che sarà sempre più fiorente se non si costruiranno i termovalorizzatori. A Vienna ne funziona uno benissimo- nel bel centro della città)- un vero e proprio business, per la nuova malavita organizzata- un affare per i clan, a nove zeri. Le cifre del business: 1,6 milioni di tonnellate di rifiuti tossico-nocivi- 10 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, per un fatturato illegale di 6000 miliardi(vecchio conio). Un giochetto facile, per la malavita: un terreno a disposizione, uno scavo profondo, qualche centinaia di metri e il gioco è fatto. L’affare è garantito, anche rispetto al trend di mercato, di ditte autorizzate(pochissime in Campania)- che smaltiscono a venti euro circa, per un chilo di rifiuti- in tanti sono a rivolgersi al mercato parallelo, quello “nero”, ai ras dell’ecomafia, per abbattere ogni costo relativo. E Terra di Lavoro diventa ogni giorno di più, un’immensa “bidonville”, dove lo Stato è perdente, dove “l’ordine” è stabilito dall’antistato.

(contributo di Giuseppe Sangiovanni)
(25 maggio 2006-21:05)





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