ESTORSIONI SUL LITORALE DOMIZIO: ARRESTATO IL MANDANTE
Data: Lunedì, 07 giugno @ 19:58:16 CEST
Argomento: Cronaca




Mondragone (Caserta) - I carabinieri della compagnia di Mondragone hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone, una finita in carcere e un'altra agli arresti domiciliari, con l'accusa di tentata estorsione aggravata con il ricorso a metodi mafiosi nei confronti di un piccolo imprenditore edile del Casertano. L'ordinanza è stata emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli, Marco Occhiofino su richiesta del pm della Dda, Raffaele Cantone. In carcere è finito Luigi Fragnoli - ritenuto capo del clan omonimo - mentre ai domiciliari, per gravi motivi di salute, Rosario Scognamiglio. Nella ricostruzione dei fatti, in un comunicato firmato dal procuratore della Repubblica di Napoli, Agostino Cordova, si sottolinea che la vicenda riguarda una richiesta estorsiva avanzata ad un piccolo imprenditore edile di Mondragone da parte di Scognamiglio. Per quella vicenda Scognamiglio era già stato arrestato, posto ai domiciliari per gravi malattie ai reni e successivamente anche condannato in sede di giudizio abbreviato alla pena di 4 anni. Le indagini successivamente svolte dal nucleo operativo dei carabinieri di Mondragone hanno dimostrato che Scognamiglio - che si era definito un 'battitore' libero estraneo alla locale camorra - non aveva fatto un'unica richiesta estorsiva ma si era recato anche da altri imprenditori edili e commerciali a chiedere il pizzo per conto degli esponenti di un clan camorristico di Mondragone, facendo anche il nome di Fragnoli come suo mandante. In uno dei casi in cui Scognamiglio aveva tentato l'estorsione, oltre ad aver fatto il nome di Fragnoli aveva proposto all'imprenditore un incontro con lo stesso Fragnoli perché potesse direttamente constatare il suo ruolo di esattore per conto del clan. Fragnoli - ritenuto dagli inquirenti l'attuale reggente del sodalizio, originariamente facente capo ad Augusto La Torre e successivamente guidato dalla stessa famiglia (ma il padre Giuseppe e il fratello Giacomo sono attualmente in carcere) - è stato ritenuto dagli inquirenti il mandante dell'attività estorsiva.





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