SESSA AURUNCA (CASERTA): FISIOTERAPISTA ASL CONDANNATA A 5 ANNI PER ESTORSIONE
Data: Giovedì, 15 dicembre @ 15:29:14 CET
Argomento: Giudiziaria


Santa Maria Capua Vetere, 15 Dicembre 2016 (Casertasette / Telexnews.it) - Si è chiuso con una condanna a 5 anni di reclusione – per il reato di estorsione aggravata dall’articolo 7, ovvero il favoreggiamento alla camorra - il processo a carico di una fisioterapista del distretto sanitario 14 dell’Asl di Caserta coinvolta tre anni fa in una complessa inchiesta scattata a Mondragone, in cui furono coinvolti alcuni personaggi vicini al crimine organizzato nati dal disciolto clan dei La Torre.La posizione giudiziaria della donna, Rosaria Ventullo, 50 anni, peraltro sindacalista in rappresentanza della Cisl-Funzione Pubblica di struttura e fisioterapista in un Centro di Riablitazione ed Fkt di Cellole, è stata vagliata ieri, 14 dicembre, dai giudici del collegio A della prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Orazio Rossi, giudici Auriemma e Graziano) e riguarda l’ultima tranche di una serie di processi già celebrati a carico di altri imputati tra cui il pregiudicato Giuseppe Perfetto, oggi pentito. Il caso lo racconta oggi il quotidiano Il Mattino. Rosaria Ventullo, difesa dagli avvocati Antonio Grimaldi e Marta Ceraldi (si è candidata anche in una lista di Generazione Aurunca alle ultime elezioni comunali a Sessa Aurunca) fu indagata a piede libero (è tutt’ora in libertà) dalla Procura antimafia per un episodio riguardante la restituzione di danaro (19mila euro) che la stessa aveva prestato, per aiutarla, alla titolare di una macelleria, in quanto in difficoltà e non in grado di ricevere credito dalle banche. Un gesto amorevole (entrambe sembra frequentassero ritiri spirituali) con l’accordo di una restituzione del dovuto nel momento in cui la commerciante avrebbe venduto l’attività. Ma dopo quella vendita, Ventullo non ha più ricevuto il danaro prestato alla macellaia. Di qui, il tentativo di far intervenire un amico della commerciante (tale Zona, conosciuto solo perché prestava cure fisiatriche al figlio). Ad insaputa della Ventullo, il pregiudicato avrebbe organizzato un incontro con la commerciante e, a sorpresa, anche con il boss Perfetto per un «chiarimento» non andato a buon fine. La difesa ha sostenuto l’estraneità della fisioterapista che non avrebbe saputo del retroscena e del profilo criminale dei personaggi, ma dagli atti sarebbero emersi altri solleciti da parte della Ventullo che avrebbe ottenuto soltanto piccole somme. Il pm antimafia Alessandro D’Alessio aveva chiesto una pena molto più alta rispetto a quanto sentenziato dai giudici, oltre 7 anni. L’inchiesta supportata da molte intercettazioni, scattò nel 2013 con diversi arresti fra Frosinone e Caserta e vide fra gli indagati anche Antonella D’Agostino, moglie di Vallanzasca (noto criminale negli anni '70) che voleva aprire con il boss Perfetto un’attività commerciale di vendita di mozzarelle a Milano.



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