CASTELVOLTURNO (CASERTA): INIZIATIVE AD UN ANNO DA STRAGE NELLA SOWETO CASERTANA
Data: Venerdì, 18 settembre @ 14:07:30 CEST
Argomento: Cronaca




CASERTA, 17 SETTEMBRE 2009 - Un agguato che non aveva precedenti per ferocia e determinazione nella storia degli agguati messi a segno dalla camorra e che provoco' la reazione della comunita' africana degenerata in una lunga serie di atti di vandalismo. Il 18 settembre del 2008, sei immigrati africani - di Ghana, Togo e Liberia - furono ammazzati a Castel Volturno (Caserta) da un gruppo di Casalesi, guidato da Giuseppe Setola, che armato di kalashnikov e pistole spararono all'impazzata davanti ad una sartoria gestita da un africano. Un eccidio, secondo gli inquirenti, motivato dal fatto che gli africani avevano deciso di gestire in proprio il traffico di droga senza piu' sottostare alle regole imposte dal clan, un atto di ribellione che non poteva essere accettato dai casalesi. Il commando, tuttavia, sparo' nel mucchio senza distinguere tra spacciatori e semplici immigrati. I sei morirono solo, infatti, per essersi trovati nel posto sbagliato. ''La strage di Castel Volturno e' stato un episodio nero - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, colonnello Carmelo Burgio - oggi i responsabili sono tutti in carcere. La partita non e' conclusa, ma il periodo di Setola e company e' finito''. Anche se, le radici che clan hanno messo nel territorio non sono ancora state divelte. ''La camorra e' un fiume carsico che agisce in profondita' e che ricomparira' non appena si attenueranno i controlli delle forze dell'ordine'', sostiene il sindaco di Castel Volturno, Francesco Nuzzo. E oggi, ad un anno dalla tragedia, e' opportuno ricordare l'ondata di indignazione civile che quell'eccidio suscito', dice l'assessore regionale all'istruzione della Campania, Corrado Gabriele. Domani i sei immigrati africani saranno ricordati nel corso di una cerimonia, in programma nel luogo della strage, alla quale e' prevista la partecipazione di autorita', cittadini ed di una larga rappresentanza di associazioni antirazziste. ''Per non dimenticare uno degli atti piu' odiosi mai verificatisi in questa regione, nei confronti degli immigrati'', ha sottolineato in una nota Mimma D'Amico, responsabile della comunicazione del Centro sociale ex canapificio di Caserta, che opera da anni a favore degli immigrati. Perche' la strage e le manifestazioni di guerriglia urbana che sono seguite, hanno anche contribuito ad acuire il contrasto tra la popolazione locale e gli immigrati rendendo la convivenza difficile. ''Castel Volturno non e' una citta' razzista - ha spiegato il sindaco - ma c'e' una forma di malcontento per la presenza massiccia di immigrati clandestini sul territorio''. Per Prosper, ghanese di Castel Volturno attivista del Movimento dei Migranti e dei Rifugiati ''i lavoratori immigrati, sono gli stessi lavoratori stagionali che raccolgono pesche, arance, patate, pomodori e che vengono licenziati dalle fabbriche perdendo lavoro e permesso di soggiorno''. Alla cerimonia di domani sara' anche presente una larga rappresentanza di Libera. ''Ad un anno di distanza saremo sul luogo della strage - sottolinea Valerio Taglione, referente provinciale dell'Associazione di don Ciotti - per difendere la memoria e la dignita' delle sei vittime e per chiedere giustizia a partire dal riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno''.

Parla sindaco Nuzzo

La camorra e' un fiume ''carsico'': ora non scorrazza piu' per le strade di Castel Volturno, ma le radici profonde che ha messo nel territorio non sono state ancora divelte. Cosi', ad un anno dalla strage in cui furono uccisi sei immigrati ghanesi per mano dei casalesi guidati da Giuseppe Setola, il sindaco Francesco Nuzzo descrive la situazione nella citta' in provincia di Caserta parlando di una ''tranquillita' esterna''. ''Dopo la strage - ha detto all'Ansa il primo cittadino - lo stato ha dato una risposta decisa. Per le strade di Castel Volturno si puo' camminare tranquilli. Tuttavia, la camorra ha radici profonde. E' un fiume carsico che agisce in profondita' ma che ricomparira', e' una certezza, non appena si attenueranno i controlli delle forze dell'ordine''. Il problema di Castel Volturno, spiega il sindaco, e' un problema sociale, che va risolto con investimenti nel sociale. ''L'invio di forze dell'ordine da solo non basta. Cosi' si rischia che le risposte siano limitate nel tempo'', ha detto Nuzzo. Oltre ad essere il tentativo cruento da parte di un clan di ristabilire il suo potere con il sangue, la strage e le manifestazioni di guerriglia urbana che sono seguite, hanno anche contribuito ad acuire il contrasto tra la popolazione locale e gli immigrati rendendo la convivenza difficile. ''Castel Volturno non e' una citta' razzista - ha spiegato il sindaco - ma c'e' una forma di malcontento per la presenza massiccia di immigrati clandestini sul territorio''. Presenza negli ultimi tempi aumentata, in seguito alla chiusura di molte fabbriche al Nord. ''I clandestini non sono violenti ne' aggrediscono le donne - ha detto Nuzzo - i problemi sono legati piu' che altro a questione igienico-sanitarie e assistenziali. Anche in questo caso, abbiamo bisogno dell'aiuto dello Stato''.

La strage diventa spettacolo di danza NAPOLI – Si intitola “Kalifoo Ground” lo spettacolo della coreografa e regista napoletana Erminia Sticchi che riprende la strage di Castelvolturno, in cui sei immigrati ghanesi furono uccisi dal clan dei casalesi nel 2008, che andrà in prima nazionale nel cortile del Maschio Angioino a Napoli domani [18 settembre], nella giornata del primo anniversario dell’agguato di camorra. Sticcchi, che ha già proposto il degrado e la speranza di Scampia in un altro evento di danza (”Santa Scampia“, rappresentato anche a Parigi), utilizza l’uccisione degli extracomunitari come pretesto per raccontare la conoscenza del diverso in una fusione tra danza, musica con il trio “Les Folies” del Burkina Faso, e prosa, per la partecipazione dell’attore Ernesto Mahieux. «Kalifoo Ground – spiega la coreografa Erminia Sticchi, che ha anche scritto, diretto e danza nello spettacolo – è un progetto alternativo di docu-danza ossia una narrazione di fatti realmente accaduti portata in scena da una perfetta fusione tra attori italiani ed extracomunitari. Prendiamo spunto dalla strage di CastelVolturno ed il nostro debutto coincide col primo anniversario di quei fatti di sangue. Con questo lavoro intendiamo far passare un messaggio sociale molto forte: innanzitutto di denuncia, con tanto di nomi e cognomi, degli avvenimenti di quella sera di settembre dell’anno scorso ma puntiamo, anche, a far capire alla gente i pregiudizi di cui sono vittime i migranti e le grandi potenzialità che queste persone hanno». «Ho iniziato a lavorare a questo progetto – continua Sticchi – nell’immediatezza dei fatti di CastelVolturno, ho messo insieme musica, danza, prosa, immagini e documenti cercando di raccontare queste vite spezzate dal loro sbarco nei nostri territori e fino a quella sera in cui hanno incontrato la morte. Spero che Kalifoo Ground sia solo l’inizio di un progetto più vasto di tutta una serie di rappresentazioni che effettueremo sia in Campania che all’estero e che dia l’opportunità ai migranti coinvolti nella compagnia di diventare professionisti dello spettacolo facendo, così, percorrere loro delle strade che sicuramente sarebbero state precluse». (Cuorenormanno)





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