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FALSE PRATICHE PER FONDI EUROPEI: G.D.F. ESEGUE DUE ARRESTI


Un sedicente avvocato di una società operante nel campo delle consulenze finanziarie e un suo complice, sono stati arrestati da militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Caserta, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal locale Tribunale con l'accusa di truffa, quantificata in oltre 300 mila euro, ai danni 16 tra imprenditori, commercianti e liberi professionisti, operanti nella provincia di Caserta e di falsi in atto pubblico. Le indagini sono scattate nel febbraio del 2005, a seguito di una denuncia di alcuni truffati ai quali i due arrestati avevano prospettato la possibilità di ottenere, a fronte del versamento di denaro titolo di deposito cauzionale e proporzionato all'importo richiesto, sicuri finanziamenti a fondo perduto da parte della Comunità Economica Europea, da utilizzare per lo sviluppo di attività imprenditoriali. I truffatori, è spiegato in una nota del comando provinciale della Guardia di Finanza di Caserta, diretto dal col. Francesco Mattana, invogliavano all'affare i loro clienti prospettando la possibilità di provvedere direttamente al disbrigo e all'istruzione delle pratiche necessarie e delle relative formalità, per l'ottenimento dei contributi. Il sedicente avvocato, oltre a millantare influenti conoscenze politiche, si spacciava quale avvocato esperto nel settore delle consulenze finanziarie, nonché ispettore del Ministero delle Attività Produttive di Roma e membro della Commissione Europea di Bruxelles, nell'ambito della quale sosteneva che sarebbero state valutate le richieste di finanziamento da lui promosse e pilotate. Si presentava, perciò, agli appuntamenti con i clienti a bordo di autovettura dotata di lampeggiante blu, accompagnato dal socio che gli faceva da autista, provvedeva alla definizione dell'importo da richiedere, sempre di gran lunga superiore rispetto agli effettivi bisogni dei committenti e, prosegue la nota delle Fiamme Gialle, curava direttamente le modalità di presentazione delle richieste di contributi, da inoltrare alla Commissione Economica Europea ovvero tramite il suddetto Ministero. L'altro arrestato, oltre a presentarsi quale segretario "factotum" e autista, provvedeva a confermare agli interessati l'esistenza delle "conoscenze" e degli "agganci" da parte dell'avvocato, fungendo contestualmente da procacciatore di "clienti". E' stato anche accertato che il falso avvocato riusciva a convincere i suoi clienti facendo giungere direttamente da Bruxelles lettere in lingua francese, scritte su carta intestata fittiziamente alla Commissione Europea con le quali si dava atto della delibera degli stanziamenti in ordine ai contributi richiesti, oscillanti fra un uno e quindici milioni di euro, delle date in cui effettivamente si era riunita la l'apposita sottocommissione esaminatrice e con le quali veniva indicato l'elenco dei documenti da allegare per il prosieguo dell'istruttoria. Le lettere, preventivamente falsificate, venivano, quindi, spacciate come inoltrate in Italia dalla "BEI" (Banca Europea degli Investimenti) e dalla Commissione Europea. Le stesse lettere spedite inizialmente dal sedicente avvocato a Bruxelles, venivano, poi, restituite nuovamente in Italia dalla moglie del suo "autista" ,una cittadina belga residente a Bruxelles, una volta definita quando l'ignaro committente convinto della bontà dell'operazione, gli versava la somma richiesta.(5 luglio 2006-18:45)

 
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