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IL CASO DELLA CENTRALE DEL GARIGLIANO IN RAI


Centrale nucleare del Garigliano, ancora in primo piano. Dopo l’interessamento del giornale di Vittorio Feltri, il caso della dismessa centrale, in particolare la questione sanitaria, indagine epidemiologica ed eventuali correlazioni con l’incremento di mortalità per tumori, nei comuni del “cratere”, approda oggi alle 12,30, a RadioUnoRai, nel programma “La Radio a Colori”, trasmissione di successo e di servizio, ideata e condotta da Oliviero Beha, in collaborazione con Serena Rosella, Mauro De Cillis, Paola Lupi e Dario Quarta. Ospiti della trasmissione di oggi, alcuni sindaci della piana del Garigliano, tra i quali, Elio Meschinelli, primo cittadino di Sessa Aurunca. A curare il collegamento dalla centrale, il giornalista Giuseppe Sangiovanni, inviato sul posto, che descriverà la centrale dismessa. Il “concepimento” della struttura del Garigliano, negli anni cinquanta, con i lavori, terminati nel ’63, l’anno dopo inizia la fase produttiva, che durerà fino al 1978, quando fu fermata, dopo numerosi incidenti. Nel 1982, la delibera di disattivazione, cui seguì l’allontanamento del combustibile nucleare irraggiato situato nella struttura: negli anni successivi il condizionamento dei rifiuti radioattivi generali, la costruzione di trincee, quindi la “messa in sicurezza” degli edifici, con il confinamento della radioattività (migliaia metri cubi di scorie), che ha creato e crea non poche preoccupazioni agli abitanti del vasto comprensorio del Sud Pontino e del Medio Alto Casertano. Costruita in zona altamente sismica, a ridosso del fiume Garigliano, entrato ed uscito (con il carico di radioattività) - diverse volte dalla centrale, nel corso di straripamenti Misure e piani di sicurezza, piani di evacuazione, optional preziosi: una centrale (la più vecchia della penisola) minata dall’usura del tempo e in balia degli agenti atmosferici. In una relazione “riservata”, redatta dopo quattro campagne radioecologiche da tre funzionari dell’Enea, Ferretti, Brondi e Papucci, si parla di 1700 km2, di contaminazione da Cesio e Cobalto 60, che vanno dalla foce del Volturno al Circeo: contaminazione che ha la durata di 700 anni. In questi ultimi anni, sono state effettuate altre campagne? I risultati di indagini epidemiologiche cosa dicono? Gli interrogativi che non poco inquietano la popolazione del Sud Pontino e Casertano. “Il locale delle scorie- come riporta una nota della perizia ordinata negli anni scorsi dal giudice di Sessa- che era già scarsamente protetto dalla pioggia (fine eufemismo per dire che nel locale ci piove!) - ha mostrato di non possedere adeguata tenuta.” Tanti, troppi incidenti nella centrale colabrodo ferma da venticinque anni (8 agosto 1978) - dopo aver collezionato ripetuti e gravi incidenti, che risultano dalle relazioni dell’ENEL e del CNEN, trasmesse al Comune di Castelforte. Allarme, pericoli, scetticismo: tutto ridimensionato, disinformazione e demonizzazione esagerata, voci di popolo, per i vertici del monumento all’inciviltà. Gli strumenti per il monitoraggio, personale specializzato per il controllo non in possesso dell’Asl, del Ministero della Salute e dell’Ambiente, che “delegano” paradossalmente i controllati a controllarsi, dotati delle apparecchiature per “controllarsi”. Inquietante il doppio incarico istituzionale del Capo Gabinetto del Ministero dell’Ambiente, contemporaneamente Vice Presidente della Sogin, la società che si occupa dello smantellamento e messa in sicurezza delle scorie nucleari. Per il commissario nazionale delegato alle centrali nucleari in Italia, Carlo Jean, i depositi non sono a rischio-ma appena arriveranno le concessioni edilizie comunali, la Sogin costruirà quattro depositi in cui sistemare in condizioni di maggiore sicurezza le scorie radioattive presenti nel sito del Garigliano. Dichiarazioni diametralmente opposte, fatte davanti all’ottava commissione della Camera dei Deputati, che confermano la scarsa sicurezza dei depositi attuali. Dubbi, sospetti, coperture, irregolarità, effetti nocivi ridimensionati, false verità comprate, corrodono da quaranta anni la mente di Marco Antonio Tibaldi, 85 anni, di cui 44 dedicati a denunciare i terribili effetti derivanti dalla centrale del Garigliano. Ambientalista convinto, autore di vari testi. E’ stato sindaco del posto, consigliere provinciale, vice presidente del Consorzio di Bonifica. Mezzo secolo a combattere contro “il mostro”, come ama definire la centrale. Centinaia e centinaia le denunce presentate negli anni dal leader storico del Comitato Salute Pubblica. Ottantaquattro le denunce contro di lui presentate- (nessuna condanna), dozzine e dozzine di milioni di vecchie lire buttati alle ortiche, per combattere una battaglia persa in partenza contro il colosso che gestisce il nucleare in Italia. Non visto di buon occhio dai sindaci ed amministratori del comprensorio, poco disposti a sostenere “le sue fisime”, che se supportate, avrebbero annientato e messo in ginocchio la già debole economia locale, fatta di colture agricole e turismo balneare. “Da oltre quaranta anni, combatto con tutte le mie forze- attacca l’arzillo nonnino residente nei pressi della centrale, le ho tentate tutte, preso per folle, una battaglia infinita contro i lord titanici del nucleare: circa novanta, le denunce a me indirizzate, mai ricevere una condanna, evidentemente dico la verità sulla centrale colabrodo, costruita male e fatta funzionare peggio”. Una centrale nata senza un piano di emergenza, senza un piano antisismico sul terreno su cui insiste l’impianto. Una montagna di denunce (raccolte in un libro pubblicato), a nulla servite, che parlano di correlazione tra la centrale, l’aumento di patologie tumorali ed alterazioni genetiche dovute agli effetti delle radiazioni, responsabili della nascita di mostri nel mondo umano, animale e vegetale. Investiti un nugolo di politici, parlamentari e personaggi istituzionali: tra le innumerevoli petizioni (sottoscritte da 10.200 cittadini dell’area laziale e casertana) spiccano quelle presentate alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, dove si chiede un risarcimento e l’esenzione di tasse, imposte e tributi per i danni subiti. Da anni si parla di smantellamento, senza aver individuato il sito per le scorie nucleari: negli ultimi tempi la Sogin si è resa disponibile a bonificare in tempi brevi il sito, con la messa in sicurezza delle scorie. Uno smantellamento veloce, 20 anni, (per la messa in sicurezza totale occorrono migliaia di anni) - che ha gettato ancora di più nello sconforto la gente ed i comuni che cinturano “il mostro”. Dubbi, contestazioni, perplessità, in aumento, dopo il progetto presentato dalla Sogin al Comune di Sessa Aurunca, sito della centrale, che prevede la realizzazione di quattro aree per lo stoccaggio delle scorie nucleari- di una volumetria pari a 41 mila metri cubi, una maxivolumetria che sconcerta gli amministratori, la gente del luogo, le associazioni ambientaliste, il comitato: tutti convinti che al danno possa arrivare la beffa, poiché, sono “solo” poche migliaia, i metri cubi da porre in sicurezza nella centrale del Garigliano. In pratica la gente teme che questi quattro grandi manufatti possano servire invece a trasformare il sito, in un grande cimitero nazionale di scorie radioattive, la pattumiera del nucleare in Italia, una cittadella dei rifiuti radioattivi. I sospetti, lo spettro di essere “seppelliti” da un megacamposanto di scorie radioattive provenienti dalle altre centrali italiane, derivano dalla licenza richiesta, con l’altissima volumetria, per la Sogin in linea con la normativa vigente.

 
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