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ARRESTO ALL'AMERICANA PER DIRETTORE TATAVITTO: QUESTA MATTINA INTERROGATORIO

(dal Corriere del Mezzogiorno di giovedì 1° giugno 2006)


SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta). Per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare (domiciliare), i carabinieri non hanno bussato alla porta della sua abitazione «alle prime luci dell’alba», come succede nella maggior parte dei casi ma si sono presentati in ospedale, dove ieri mattina aveva cominciato la sua solita giornata lavorativa: «Direttore, prego, si accomodi con noi…». Un arresto, quello di Giuseppe Tatavitto, direttore sanitario del nosocomio di Santa Maria Capua Vetere e Capua, eseguito sotto gli occhi di molti colleghi e dipendenti della struttura sammaritana, nello stile dei detectives che siamo abituati a vedere nei telefilm d’oltreoceano. L’arresto, firmato dal gip Paola Piccirillo era stato chiesto dal sostituto procuratore Maria Di Mauro al termine di un’inchiesta intensificatasi negli ultimi mesi dove sono ipotizzati (in concorso) i reati aggravati e continuati di falso in atto pubblico; distruzione di atti; truffa, abuso d’ufficio e minacce. Tatavitto, 55 anni, originario di Benevento, secondo l’accusa nata sulla denuncia di un medico dello stesso ospedale, Antonio Cenname e dalle successive dichiarazioni di quest’ultimo rese insieme a quelle di una collaboratrice del direttore sanitario, avrebbe ingannato la commissione esaminatrice ottenendo, nel 2003, dall’ex direttore generale Franco Rotelli, l’incarico quinquennale di dirigente medico. Un incarico ottenuto, secondo l’accusa, senza i dovuti requisiti e presentando ordini di servizio, lettere, incarichi ed altro risultati in alcuni casi fasulli (o creati appositamente per l’occasione) ed utilizzando numeri di protocollo riguardanti diversi atti, nonchè falsificando le firme dei responsabili delle attestazioni. Documentazione risalente dal 1999 in poi, formata per dimostrare i requisiti che, secondo l’accusa, non esistevano. Ieri mattina, la notizia dell’arresto di Tatavitto è giunta anche ai piani alti dell’Asl Caserta 2. «Ho appreso soltanto della notizia in se e per sé – spiega al Corriere del Mezzogiorno il manager Angela Ruggiero dal suo ufficio di Aversa – ma al momento non mi è stata né fornita documentazione in merito, né altri elementi per prendere decisioni amministrative o per commentare la vicenda. Posso solo dire che confido nella magistratura ed auspico un rapido chiarimento dei fatti contestati dagli inquirenti». Nell’inchiesta, che si innesca con una diversa indagine dove i legali di Tatavitto hanno già presentato una memoria difensiva e nella quale sono indagati altri tre medici per fatti diversi, emergono anche presunte minacce («vi distruggo l’ufficio», avrebbe detto l’indagato) rivolte sia al medico che denunciò il caso che ad una sua collega-teste, destinatari di trasferimenti e di diversi incarichi «per cagionargli difficoltà lavorative». Ma anche alcuni episodi inquietanti come la sparizione di un computer da 350 euro dove erano contenuti dati risalenti al 1960. L’avvocato Mauro Iodice, difensore di Tatavitto (che verrà interrogato questa mattina) è incredulo: «Al mio cliente viene contestata addirittura la distruzione di un atto che invece sembra essere stato sequestrato in un’inchiesta simile, con altri medici indagati e prosciolti. Mi auguro che la celerità con la quale si è giunti all’arresto sarà pari a quella della valutazione delle argomentazioni difensive che chiariranno l’esatta posizione del mio assistito».

 
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