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OPERAZIONE 'RAPPRESENTANTI': DALLA CAMPANIA AL NORD PER RAPINARE PREZIOSI


Caserta - Si trasferivano dalla Campania al Nord Italia per compiere rapine ai danni di rappresentanti di oggetti preziosi. E' l' accusa nei confronti di cinque persone che sono state arrestate dai carabinieri del Comando Provinciale di Genova nel corso di una operazione denominata 'Rappresentanti' e condotta insieme con i Comandi di Napoli, Roma e Caserta. Il gruppo, composto da campani già noti alle forze dell'ordine che si trasferivano di volta in volta per i colpi nel Nord Italia, avrebbe agito secondo l'accusa in diverse località delle regioni del Nord. Le indagini erano iniziate a maggio 2005 e non sono ancora concluse. Gli arresti, avvenuti a Roma, Napoli ed in provincia di Caserta in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Genova Silvia Carpanini, riguardano Pasquale Candolfi, di 42 anni, residente a Napoli ma domiciliato a Pineta Mare di Castelvolturno (Caserta); Salvatore Candolfi, nipote di Pasquale, di 23 anni, napoletano; Vincenzo Cristiano, di 29 anni, napoletano; Salvatore Fani, di 24 anni, napoletano; Vincenzo Liguori, di 30 anni, residente a Napoli ma domiciliato a Roma. Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla perpetrazione di rapine nei confronti di rappresentanti di preziosi con l'aggravante dell'utilizzo di armi. In particolare i cinque sono ritenuti responsabili della rapina compiuta a Genova il 19 maggio 2005 (bottino un campionario di preziosi del valore di circa 6000 euro), di quella commessa a Livorno il 20 maggio 2005 (bottino un campionario di preziosi del valore di 35000 euro), di quella compiuta ad Ameglia (La Spezia) il 31 maggio 2005 (bottino un campionario con circa 7 chili di oro, per un valore di 43000 euro) e del tentativo di rapina commesso a Pesaro il 31 maggio 2005. A portare i carabinieri del Comando Provinciale di Genova all'identificazione dei cinque presunti responsabili sono state le indagini successive al 'colpo' del capoluogo ligure. In quella occasione, infatti, i militari individuarono una moto, utilizzata per compiere la rapina, intestata ad una donna napoletana considerata una 'testa di legno' dell'organizzazione. Attraverso gli accertamenti ed i confronti con altri crimini commessi in varie città italiane, i carabinieri hanno concentrato l'attenzione su alcuni personaggi, già arrestati negli anni scorsi per analoghi episodi che presentavano un comune 'modus operandi', riuscendo così a ricostruire compiti e ruoli dell' organizzazione. La banda, infatti, si avvaleva di "filatori", cioé persone apparentemente insospettabili che entravano nelle gioiellerie ed individuavano i rappresentanti di preziosi, segnalando poi ai complici la vittima prescelta; c'erano poi gli 'operativi', cioé coloro che a bordo di auto o moto di grossa cilindrata alle quali coprivano le targhe, mettevano a segno i colpi coadiuvati dai 'fiancheggiatori', che provvedevano a coprire la fuga degli operativi. C'erano poi i complici di 'supporto', una batteria di persone con il compito di reperire i veicoli noleggiandoli o intestandoli a diverse 'teste di legno' (13 maggio 2006-10:35)

 
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