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PROSTITUZIONE: AL VIA PROGETTO SPERANZA DELLA PROVINCIA


Nato per dare accoglienza ed inserire nel mondo del lavoro donne e minori extracomunitari vittime della tratta, il programma di protezione speciale della Provincia di Caserta, “Progetto Speranza”, ha consentito di salvare dalla strada settantaquattro ragazze in tre anni, cui devono sommarsi le sedici adesioni registrate nell’ambito della quarta edizione pronta a partire. A margine di una conferenza stampa tenuta questa mattina presso l’aula consiliare della Provincia, il presidente Riccardo Ventre, ideatore e promotore dell’iniziativa, ha sottoscritto insieme a S.E. monsignor Bruno Schettino, vescovo di Capua e partner con la cooperativa Oasi Cif del programma di protezione, la convenzione che dà ufficialmente il via alla quarta annualità del progetto. “E’ inammissibile che nel terzo millennio – ha sottolineato il presidente Ventre – non la prostituzione ma la tratta, una vera e propria forma di schiavitù moderna, si svolga senza troppi problemi sotto i nostri occhi. L’obiettivo che la Provincia di Caserta si propone di raggiungere da ormai tre anni a questa parte, attraverso il Progetto Speranza, è appunto quello di combattere tale squallido sfruttamento, recuperando con l’aiuto dell’Arcidiocesi di Capua e di esperti del settore donne immigrate ridotte a schiave ed avviate in maniera coatta alla prostituzione”. Diverse le azioni che verranno poste in essere nell’ambito della nuova edizione del programma di protezione speciale messo in pratica dall’Ente di corso Trieste ai sensi dell’ex articolo 18 del Testo Unico, tra queste un piano di interventi teso a favorire l’integrazione multietnica e multiculturale degli extracomunitari, collaborando con altri Enti, Istituzioni ed Associazioni che operano sul territorio. Tra i punti qualificanti di questa nuova edizione grande importanza assume il corso di formazione professionale per “Mediatori culturali”, in programma per i primi di ottobre e articolato in 200 ore di lezione. Due le fasi dell’accoglienza. La prima, della durata di circa sei mesi, prevede un programma di assistenza da parte delle Suore nigeriane del Sacred Hearth di Gesù, delle Sacre Ancelle dell’Immacolata e dei volontari che collaborano con loro. In questo periodo si cercherà di mettere in grado il gruppo bersaglio di comprendere e parlare la lingua italiana, si perfezionano tutti i documenti necessari a regolarizzare la loro permanenza nella struttura e si effettuerà una prima fase di orientamento lavorativo e di formazione. La seconda fase dell’accoglienza, anch’essa di sei mesi, punta a conferire al gruppo bersaglio una parziale autonomia di gestione che dovrebbe estrinsecarsi in un percorso formativo mirato e differenziato a seconda delle attitudini e delle vocazioni di ognuno.

 
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