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FIDEJUSSIONI FASULLE DI SOCIETA' INGLESE: CHIESTI 14 RINVII A GIUDIZIO


Avevano concesso 1.500 fideiussioni per un totale di oltre 50 milioni di euro, ma che mai avrebbero potuto onorare, visto che la società finanziaria, l'inglese "Davidson Security and Guarantee Ltd", aveva una sterlina di capitale: per questo la Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio di 14 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alle omesse dichiarazioni fiscali e al riciclaggio. Fra le decine di società truffate come beneficiarie delle fidejussioni, c'é anche la Lazio (nel 2002), per circa 250 milioni di lire, mentre molte decine di enti pubblici, fra i quali ministeri, Regioni e comuni, non hanno avuto danni solo perché poi gli accordi con i fornitori garantiti non furono conclusi. Fra gli indagati c'é pure l'ex presidente del Bologna calcio, Tommaso Fabbretti, già coinvolto in inchieste finanziarie degli anni '80 e '90 e ritenuto dall'inchiesta coordinata dal pm Stefano Orsi il procuratore e amministratore di fatto della società costituita oltre la Manica. Nelle tasche della "Davidson" - secondo i militari del Gruppo investigativo antiriciclaggio del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza - sarebbero arrivati almeno 843.000 euro, ovviamente senza pagarvi sopra alcuna tassa. Senza poi contare le provvigioni dei singoli agenti. Per questo il pm ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo di alcuni conti correnti e quote di società per alcune decine di migliaia di euro. Il sospetto, però, è che molti soldi siano sfuggiti: alcuni degli indagati infatti avrebbero riciclato il denaro in attività commerciali nei settori della profumeria e dell'abbigliamento. Fra le denunce presentate c'é quella della Lazio: la 'Davidson' aveva concesso una fidejussione a un Consorzio che curava la commercializzazione del marchio biancoceleste, ma quando il Consorzio è andato in liquidazione volontaria, e la Lazio si è fatta avanti per ottenere la garanzia, non ha trovato un euro. Ma fra i beneficiari delle fideiussioni - quasi tutti solo potenziali, perché poi l'accordo non fu firmato - figuravano anche il ministero dell'Ambiente, quello del Lavoro, dell'Interno, delle Finanze e delle Infrastrutture, le regioni Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Umbria, e Sardegna. Anche numerose Province (Terni, Siena, Perugia), alcuni Comuni, la prefettura di Rimini, le questura di Campobasso, di Caserta, di Terni, il Tribunale di Genova e la Dogana di Trieste. In moltissimi casi, vittime sono stati gli imprenditori che, per esempio, dovevano presentare una garanzia per la concessione di appalti: alcuni sono addirittura falliti. L'indagine è partita da una segnalazione dell'Ufficio italiano cambi che aveva messo il nome della "Davidson Security and Guarantee Ltd" fra quello di dieci società "prive delle necessarie autorizzazioni". Per poter operare in Italia infatti, la società avrebbe dovuto rispettare una serie di regole, fra le quali versare effettivamente il capitale sociale: sui documenti era attestato falsamente il valore di 11 milioni di sterline, ma in realtà ne era stata versata una sola. Teoricamente, al di là della Manica, è permessa la costituzione di società con appena una sterlina, ma secondo il registro della Financial services authority (Fsa), l'organo indipendente che regola il mercato finanziario britannico, la società forniva servizio di riproduzione e stenografia. E non fideiussioni milionarie.

 
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