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SPARTACUS 2: INGIUSTA DETENZIONE, RISARCITO EX SINDACO TAVOLETTA


Il processo alla camorra casalese e ai colletti bianchi e politci presunti collusi con la criminalità organizzata non si è ancora concluso (la sentenza è prevista per l'inizio del prossimo anno), ma l'accusa dell'inchiesta «Spartacus 2» ha già incassato tre provvedimenti per ingiusta detenzione da altrettanti imputati eccellenti. L'ultimo, ordine di tempo, è quello liquidato a Vincenzo Tavoletta, ex sindaco socialista di Villa Literno negli anni Novanta al quale è stata riconosciuta la somma di quarantamila euro per avere sofferto circa due mesi di detenzione nell'ambito dell'inchiesta della Dda scattata nell'ottobre del 1996. Tavoletta, difeso dall'avvocato Luigi Verrengia, non aveva voluto aspettare i tempi del processo ordinario: con gli altri due politici matesini, Vincenzo e Dante Cappello (anche loro risarciti come Tavoletta), era stata ammesso al rito abbrevviato e assolto nel novembre di tre anni fa dalla pesante accusa di associazione camorristica insieme ai Cappello. Il pm Curcio, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto per Tavoletta la condanna a quattro anni e mezzo che il tribunale non accolse. Pesanti le accuse del processo. Per la Dda, che raccolse le dichiarazioni dei pentiti Carmine Schiavone e Pasquale Pirolo, gli imputati avrebbero partecipato ad un’associazione di tipo mafiosa promossa prima da Antonio Bardellino e poi da personaggi come Antonio Iovine, Vincenzo De Falco, Francesco Schiavone «Sandokan» ed infine Francesco Bidognetti per controllare attività economiche, appalti, servizi pubblici. Ora Tavoletta ha avuto il suo risarcimento. Morale perché è stato assolto con formula piena con sentenza divenuta irrevocabile; economico perché adesso la Corte di Appello di Napoli gli ha riconosciuto un indenizzo. Precedentemente, la Corte di Appello aveva ricnosciuto la somma di cinquantottomila euro a Dante Cappello e quarantamila euro per il figlio Enzo. Quest'ultimo, però, ha appellato il provvedimento in Cassazione non ritenendo equa la somma liquidata dai giudici per il tempo trascorso in carcere e per l'infamia che ha subìto.

 
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