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INCHIESTA FIORENTINA SU UNIVERSITA' SCUOTE LA VANVITELLI DI CASERTA

Caserta, ottobre 2017 (Telexnews - Casertasette) - L’inchiesta della Procura di Firenze scuote anche il mondo accademico dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, in particolare quello del dipartimento di Giurisprudenza di Santa Maria Capua Vetere dove uno dei professori finiti ai domiciliari, Fabrizio Amatucci, per anni è stato docente di diritto tributario e anche direttore del Dipartimento di Giurispruedenza all’ex Sun, lasciando l’ateneo lo scorso agosto per la Federico II. Sconcerto e tanta meraviglia si sono registrate nelle ultime ore nei corridoi e negli uffici della Facoltà colpita anche dalla notizia dell’indagine a carico – tra i 59 coinvolti - del professore Manlio Ingrosso (in pensione, già docente di diritto tributario alla facoltà di Economia a Capua) e della professoressa Giovanna Petrillo (per la quale il gip ha rigettato l’arresto) docente della cattedra di Diritto Tributario, per il cui corso il testo consigliato è proprio quello del professore Amatucci. Un fulmine a ciel sereno, soprattutto per la stima professionale che godono i docenti tra i colleghi e nel mondo universitario. Circostanza ribadita anche dal direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, il professor Lorenzo Chieffi che esordisce proprio evidenziando l’apprezzamento verso i docenti coinvolti. «La notizia appresa dalla stampa ci ha abbastanza meravigliati – commenta il professore Chieffi – e, per quanto mi riguarda, i colleghi coinvolti nutrono profonda stima da tutti, hanno sempre lavorato con correttezza e serietà e sono professionalmente ben lontani da certe vicende. C’è un’indagine della magistratura in corso della quale non conosco i dettagli e che farà chiarezza e non posso esprimermi su altri aspetti, ma da quello che apprendo dalla stampa anche in queste ore, la vicenda della denuncia del ricercatore ha aperto anche altri scenari». E aggiunge: «C’è il rischio che in queste occasioni si faccia di tutta erba un fascio, ma sulla vicenda del ricercatore denunciante al quale, come leggo dai giornali, sarebbe stato consigliato di non partecipare alla selezione per l’abilitazione (ma alla quale avrebbe potuto liberamente partecipare con una semplice raccomandata), posso dire che ci sono molte difficoltà per immettersi nel mondo del lavoro anche da parte di tanti abilitati. Solo qui ne abbiamo 32 e la percentuale degli sbocchi lavorativi è spesso bassa». E conclude: «Massima fiducia sull’operato delle indagini nella speranza che si faccia anche molta chiarezza il più presto possibile». Dichiarazioni che fotografano esattamente i sentimenti che si stanno vivendo nella comunità accademica ma anche nei corridoi di Palazzo di Giustizia, tra i tanti avvocati che hanno avuto modo di conoscere il profilo e il curriculum prestigioso del professore Amatucci. Com’è noto l’indagine è nata a Firenze dal tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore candidato al concorso per l’abilitazione all’insegnamento nel settore del diritto tributario, a «ritirare» la propria domanda, allo scopo di favorire un altro ricercatore in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, promettendogli che si sarebbero adoperati con la competente commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata. È stato il ricercatore universitario a far partire l’inchiesta con la sua denuncia. Per ventidue degli indagati è scattata l’interdizione dall’insegnamento per i prossimi 12 mesi, tra di loro c’è anche l’ex ministro Augusto Fantozzi.

I passaggi dell’inchiesta

Tra le docenti coinvolte, Giovanna Petrillo (il gip ha però deciso di non eseguire la misura cautelare chiesta dal pm) che con le allieve di Amatucci, Roberta Alfano e Maria Pia Nastri dovevano mettere a posto le valutazioni dei ricercatori evidenziando le capacità di chi doveva ‘passare’ e sminuendo i passaggi utili per l’esclusione degli stessi.

Qualche anno fa il caso della docente associata Teresa Bene. Il Tar rigettò il ricorso contro la sua esclusione dal Csm come componente laico

Il Tar lo scorso anno ha rigettato il ricorso presentato dalla docente dell’ex Sun Vanvitelli, Teresa Bene, avvocato (in quota Pd) dopo il no del Csm ad eleggerla fra i componenti laici perché nonè professore ordinario, ma associato, e non ha esercitato effettivamente la professione di avvocato per 15 anni. Una decisione “errata, infondata e strumentale”, “i miei diritti di interlocuzione sono stati platealmente violati”, aveva replicato la Bene annunciando un ricorso al Tar con l’avvocato Giuseppe Ceceri che il Tar ha respinto però in toto.
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