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L'EX SENATORE DIANA IN AULA CADE DALLE NUVOLE: NON PARLO COI SECONDINI

Aversa, Caserta 29 marzo 2017 (Rassegna Stampa Casertasette / Telexnews.it) - Tre ore di deposizione e una valanga di informazioni. Una serie di avvenimenti ricostruiti «in tre anni di inferno», un comunicato della Cpl Concordia letto in aula che sottolinea il «contatto» tra la coop del Nord con la politica del Sud e una serie di nomi comparsi sui fogli sequestrati durante una perquisizione a casa dell'ex senatore Lorenzo Diana, per oltre 15 anni sotto scorta, oggi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. È stata una testimonianza con picchi di tensione tra accusa e difesa, placata dal presidente del collegio giudicante, Francesco Chiaromonte, del tribunale di Napoli nord, quella di ieri. «Non so chi sia Enrico Magni. Modestamente, non parlo con i secondini. Inoltre, non ho mai raccomandato nessuno al consorzio modenese Concordia, ero noto come «lo sbirro» e non facevo piaceri. Non ho suggerito assunzioni né ho segnalato mio figlio che ha avuto accesso al corso in Lega coop pagato meno di 750 euro al mese. Leopoldo Martino? Non so chi sia. E non conosco l'imprenditore Antonio Piccolo. La coop Concordia ha ottenuto la gestione della metanizzazione grazie ad accordi con Comuni». Ha fornito la sua versione, l'ex senatore Diana che ha deciso di rispondere alle domande dei difensori del modenese Roberto Casari, presidente Legacoop e imputato, e del pm della Dda, Catello Maresca. Assistito dal suo legale, Francesco Picca, l'ex senatore ha deposto in qualità di indagato in procedimento connesso, nel processo con imputati i manager del consorzio modenese per aver favorito ditte vicine ai Casalesi nell'opera di metanizzazione nell'aversano. Poco prima, però, era entrato in Tribunale un teste-chiave della difesa di Casari: Magni, tecnico della Concordia fino al dicembre 96 che ha dichiarato: «Incontrai il senatore Diana che chiese il nostro intervento in qualità di esperti nel settore della metanizzazione, per me era un eroe dell'antimafia». «Ma che tipo di garanzie poteva offrire Diana?», ha chiesto Maresca. «Il rispetto delle regole anche nei paesi che, stando alle cronache, erano zone particolari», ha risposto Magni. E i biglietti con appunti di nomi sequestrati a Diana il 3 luglio del 2015 dai carabinieri? Il pm Maresca ha chiesto conto a Diana di quelle tracce: «Su un foglio c'è scritto: De Rosa-Piccolo-Cpl, poi Matano-Piccolo-De Rosa. E ancora, spunta il nome di Generoso Restina, ora collaboratore di giustizia ex fedelissimo del boss Zagaria, mi sa spiegare il senso? Ha mai parlato con Casari dei fondi stanziati dal Governo pari a un miliardo per la metanizzazione? E perché il Comune di San Cipriano doveva anticipare del denaro? E la telefonata con Casari nel 2015 in cui le dice: quando ce lo hai chiesto noi siamo venuti?». «Nel primo foglio mi riferisco alle informazioni che presi sulla ditta di Piccolo che lavorava per la Concordia, dal segretario dei Ds, Raffaele De Rosa fratello del sindaco di Casapesenna - ha spiegato l'ex senatore - era mio solito verificare con le forze dell'ordine la trasparenza delle ditte. Non ho mai parlato dei fondi a Casari». Diana non ha risposto alla domanda su Restina «pur avendo voglia di farlo» in quanto la domanda è stata definita «non pertinente». Ha chiarito però un aspetto: «La Cpl Concordia ottenne la gestione della metanizzazione perché il sindaco di San Marcellino del Bacino 30, Luciano Dongiacomo, tolte la gestione a Eurogas. Dongiacomo avrebbe tante cose da dire». «Ma Dongiacomo è morto, senatore. Non può dirci un bel niente», ha ribattuto il pubblico ministero. «Lo so», ha riposto Diana. La prossima udienza è prevista ad aprile. Fonte qui

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