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CONDANNA COSENTINO'S: PENA COMMINATA ANCHE A FUNZIONARIO REGIONE CAMPANIA

Santa Maria Capua Vetere (Caserta) - 15 marzo 2017 (Casertasette / Telexnews.it) - La Procura antimafia disse che voleva metterlo in ginocchio e ci è riuscita soprattutto con la confisca delle quote societarie della Aversana Petroli. Per Coseintino è arrivata un'altra condanna: questa volta anche per i suoi fratelli, per due dipendenti della Kuwait Petroleum e per un funzionario della Regione Campania

Nuova condanna – la terza nel giro di quasi due anni - per l’ex viceministro di Forza Italia Nicola Cosentino, destinatario, ieri, di una pena a 7 anni e mezzo di reclusione nell’ambito di un processo per estorsione e illecita concorrenza con l'aggravante di aver agito per agevolare il clan camorristico dei Casalesi, in relazione alla gestione degli impianti di carburanti di proprietà della famiglia dell'ex sottosegretario. Con lui sono stati condannati anche i fratelli Antonio (5 anni e mezzo) e Giovanni (9 anni anni e mezzo) tutti presenti nell’aula del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (con Nicola Cosentino, presenti anche i due figli) dove il collegio presieduto da Roberta Carotenuto ha celebrato il processo a carico di altri nove imputati destinatari di condanne e assoluzioni. Obiettivo raggiunto dalla Procura antimafia (pm Fabrizio Vanorio e Alessandro D’Alessio), soprattutto per la decisione dei giudici di ordinare la confisca delle quote societarie dell’Aversana Petroli che ha messo, in questo modo, definitivamente in ginocchio la famiglia di imprenditori condannati anche al risarcimento del denunciante Luigi Gallo – imprenditore definito borderline dalla difesa dei Cosentino - e delle associazioni Fai, Adoc e Caponnetto (limitatamente ad alcuni capi di imputazione). Condanna a tre anni e sei mesi ciascuno anche per Giovanni Adamiano e Bruno Sorrentino, dipendenti della Kuwait Petroleum Italia insieme a Luigi Letizia, funzionario della Regione Campania; Vincenzo Schiavone. Assolta per un capo anche l’ex prefetto di Caserta Maria Elena Stasi (per un altro capo è intervenuta la prescrizione) insieme a Vincenzo Schiavone, Giacomo Letizia e Vincenzo Falconetti, funzionari dell'ufficio tecnico del Comune di Casal di Principe ed Enrico Reccia difesi dagli avvocati Nando Trasacco, Carlo Destavola e Luca Monaco. Secondo gli inquirenti l’ex deputato del Pdl e i fratelli - proprietari di diversi distributori nel Casertano - approfittando dei propri contatti con il clan dei Casalesi avrebbero costretto il Comune di Casal di Principe e la Regione Campania a compiere attimi illegittimi «per impedire o rallentare la creazione di altri impianti da parte di società concorrenti». Il tutto per avvantaggiare le società di famiglia: l'Aversana Petroli, l'Aversana Gas e l'Ip Service con la complicità di alcuni funzionari della Q8 Petroli, finiti anche loro sotto processo. Alla fine di marzo è fissato un quarto processo per Cosentino (Il principe e la scheda ballerina): si attende la replica del pm e la sentenza per fine aprile. Alla fine dello scorso anno, intanto, il Tar aveva chiuso definitivamente la vicenda che vedeva contrapposti il denunciante Gallo e la società Anas riguardante l’apertura di una stazione di servizio di carburanti. Un no del Tar - al quale Gallo si era rivolto per non perdere i 400 mila euro del Fondo vittime dell’usura – e che non lascerebbe altre possibilità di intervento per recuperarli dal momento che erano già scaduti i 12 mesi per il loro utilizzo e revocati di recente.

tag regione campania vincenzo de luca giunta presidenza presidente governatore processo aula giustizia carburanti

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