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VICENDA ZUCCHERIFICIO KERO': AGGRAVATA POSIZIONE COMMERCIALISTA ZICCARDI

Santa Maria Capua Vetere, 13 Dicembre 2016 (Casertasette / Telexnews) - Dopo l’arresto bis della Procura di Napoli, che ha ereditato il fascicolo per competenza territoriale da quella di Santa Maria Capua Vetere e che già aveva ottenuto gli arresti, emergono nuovi scenari nella vicenda di Salvatore Ziccardi, il commercialista arrestato a novembre scorso fa nella sua ex qualità di amministratore giudiziario della «Società Commerciale Europea Spa» di Pignataro Maggiore, azienda che finì sotto sequestro e che produceva zucchero a marchio Kerò – stabilimento fondato da alcuni fratelli Passarelli di Villa Literno (figli del defunto patron delI’Ipam, zuccherificio da anni dismesso e non collegato a quest’episodio). Il professionista, che ha ottenuto i domiciliari abbandonando incarichi conferitigli da vari tribunali e procure, aveva tentato di vendere in anteprima lo stabilimento affidatogli dalla magistratura all’imprenditore Alberto Di Nardi con il quale era amico (quest’ultimo finito sotto processo per vari reati di corruzione e poi diventato collaboratore). Ziccardi sapeva dell’indagine a suo carico perché gliel’aveva riferita un custode dello stabilimento che lui non aveva rimosso dall’incarico che fu sentito insieme ad un perito come persone informate sui fatti e che gli riferì la circostanza. Le sue conversazioni con la sorella avvocato finiscono così in mano agli investigatori che apprendono un tentativo di capovolgere le sue responsabilità. Infatti il gip della Procura di Napoli lo definisce «Spregiudicato, deontologicamente scorretto, avvezzo a utilizzare il suo ruolo istituzionale per scopi personali, finalizzati a intascare una mazzetta in cambio di favori connessi alla vendita dei beni confiscati alla camorra». Per l’accusa che collima con quella istruita dalla Procura sammaritana, Ziccardi avrebbe anche cercato di formarsi un alibi stravolgendo, con alcune spiegazioni date ai collaboratori, quanto sostenuto da Di Nardi. La gestione e la trattativa della vendita di beni amministrati, come avviene in questi casi, è tutta demandata – previa autorizzazione – al professionista delegato dall’autorità giudiziaria: proprio nelle more della vendita, secondo Di Nardi, Ziccardi, avrebbe chiesto 200 mila euro per rivelargli in anticipo le offerte di un altro concorrente all'asta. Di Nardi ha detto di essersi rifiutato di pagare perché la richiesta era troppo alta. L’accusa per il commercialista è di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità e di avere tentato di turbare la libertà degli incanti e ci sarebbero anche alcune intercettazioni tra le fonti di prova. Un’inchiesta delicata che apre anche uno squarcio su certe tipi di procedure giudiziarie. Durante le intercettazioni con la sorella, quest’ultima gli avrebbe detto di «andare dal procuratore e lamentarsi dei suoi sostituti».


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