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MUSICA E ANIMA: A TU PER TU CON IL SOUL-MAN ENZO AVITABILE

Il racconto del concerto casertano del 6 giugno scorso di Enzo Avitabile


CASAGIOVE (CASERTA), Luglio 2011 - (Casertasette) - (di Serena Li Calzi) - Non poteva mancare il ritorno a casa di ENZO AVITABILE accolto lo scorso 6 giugno dal paese che per due anni è stato la sua seconda dimora. Enzo è qui vicino a me. E’ inutile porgli domande, perché già si sta raccontando ai suoi amici, ed io lo ascolto rapita. Avitabile è “n’ù guaglione ‘è miez’à via” cresciuto con i ritmi soul del jukebox sotto casa. Non esisteva la ricchezza nei soldi, ma se ne cercava un altro tipo che potesse riempire le giornate. Così nasce la passione per il genere “nero”. Quasi un gioco per un bambino, ricercare nuovi ritmi, dedicare la propria vita a quella musica che lo distraeva dalla povertà. Passione che lo rende uno dei musicisti che tutto il mondo c’invidia. Vanta le più importanti collaborazioni musicali da James Brown a Tina Turner. Giunge al grandissimo successo di “SOUL EXPRESS”, ma c’è qualcosa in Avitabile che lo rende insoddisfatto. La voglia di proporre una musica nuova al pubblico e la ricerca sfrenata di nuovi elementi lo fa sentire distante proprio dalla sua patria “Napoli”, ed è per questo che nel 1996 riscopre il fascino della sua lingua madre che proprio nella storicità della musica, giungendo alle origini di essa e fondendo i nuovi elementi che gli appartenevano, poteva finalmente sentirsi un’artista a casa sua. Ora comincia un nuovo studio per Enzo che va alla ricerca della musica antica della pastellessa e della zeza e del canto sacro. Difatti scopro un uomo completamente nuovo. Come per ogni animo ricco di arte, è l’arte stessa che spesso ti logora a tal punto che la creazione di essa è l’unica via d’uscita per salvarti. Nel frangente puoi perderti e non riuscire più a tornare a creare. Per Avitabile non è stato di certo facile affrontare molte situazioni che lo hanno indotto ad avvicinarsi prima al Buddismo poi all’induismo, infine alla religione cattolica. E’ qui proprio per festeggiare con tutto il popolo di Casagiove e assieme al parroco della parrocchia di S. Maria della Vittoria, Don Stefano, questa forte religiosità che lo avvicina alla casa del Signore. Enzo m’invita ad assistere al concerto, mi anticipa che alla fine ci sarà una sorpresa, ed io incuriosita decido silenziosamente di stargli accanto durante la preparazione di questa grande festa che sta per tenersi. Assisto ad un via vai di gente che non è qui per vedere ENZO AVITABILE, ma per salutare Enzo, per abbracciarlo, per scambiare un sorriso. Sono tutte persone che lo hanno conosciuto, che gli hanno affidato i propri figli per avvicinarli alla musica, che dice Enzo “resta terrestre, la musica è il massimo linguaggio del finito, per noi umani che la produciamo, il Signore è un’altra cosa”. Ci si aspetterebbe di vedere altolocati, gente snob che ascolta solo musica ricercata ed invece no. Questa piazza è di mille colori, mille facce diverse e questa sera ricco e povero, bianco e nero, sporco e pulito battono assieme le mani al ritmo dei “BOTTARI” di Portico che lo seguono in tutte le sue date. Giunge l’ora di ascoltare Enzo Avitabile. La Piazza è gremita di gente che lo chiamano. Aprono il ritmo popolare i Bottari. Il pubblico già è caldo quando Enzo sale abbracciando il suo sassofono. Questa non è solo musica, ma è puro colore che cambia dalle note di “MANE E MANE” a “SALVAMM’ò MUNNO”. Gente che balla, gente che canta. Non si riesce a stare fermi, ma ad un tratto non vedo più Enzo. Sento solo il suo sassofono e non capisco cosa accade. Non credo ai miei occhi quando lo vedo accompagnato da due uomini scendere nel pubblico e suonare a contatto diretto con quella gente che era li per lui. Tra me e me penso “che pazzo”, ma sorrido, perché è proprio l’amore illimitato per la musica e per la sua terra a renderlo unico. Torna sul palco e continua la serata colorata, fino alle 24.00. Verso la fine comincio a vedere che alcuni entrano in chiesa. Incuriosita entro anche io. C’è tantissima gente ma nella casa del Signore tutti sono in silenzio. Mi accomodo su una panca e fisso l’altare mentre ascolto l’ultima canzone di Enzo. L’annuncio al microfono invita tutti ad entrare in chiesa, dopo poco arriva Don Stefano accompagnato da Avitabile. Si chiudono le porte ed Enzo comincia una preghiera. Tutti siamo completamente assorti da quelle parole pronunciate di stomaco, cuore e anima. Assisto a qualcosa di nuovo, ho i brividi. Osservo chi mi è attorno e percepisco che tutti provano quello che sto provando io. Qui si sta parlando di amore, di comunità. Si parla alle coscienze e si tocca corde dell’anima che ti bloccano lo stomaco. E’ tutto così suggestivo che forse, dopo secoli nella storia del cattolicesimo, siamo dinnanzi ad uomini che parlano al popolo con parole semplici, che chiedono ai giovani di non subire ma di reagire. Parlano al cuore di Casagiove e sono sicura che questa sera, ognuno di noi, tornando a casa parlerà a se stesso e sentirà il bisogno, dal giorno successivo di donare la stessa emozione che questa sera ha accomunato tutti i colori del mondo.

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