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PRESUNTO STUPRO A RUMENA: 3 GIORNI DI FERMO DA INNOCENTI PER 4 CASERTANI


CASERTA, 29 MARZO 2011 (Casertasette) - Tre giorni di fermo giudiziario in carcere da innocenti: i quattro presunti stupratori di una rumena, A.C.C., non potevano essere arrestati – secondo il gip del Tribunale di Napoli, Vincenzo Alabiso – il quale oggi non ha convalidato il fermo per Giuseppe Borrata, Mario Grimaldi, Fabio Marotta e Carmine Timparelli. I quattro , fra i quali il figlio di un presunto esponente del clan dei casalesi, erano stati accusati di aver rapito a Torino una giovane rumena e di averla picchiata e stuprata per due giorni tenendola sotto l’effetto di droghe e la minaccia di una pistola. Per il Gip – che ha accolto la tesi dei difensori tra i quali il prof. avvocato, Gustavo Pansini, Maurizio Noviello e i colleghi del foro di Santa Maria Capua Vetere, Luigi Iannettone, Angelo Raucci, Vincenzo Grimaldi, Giovanni Zannini - il fermo non era legittimo e i gravi inidizi di colpevolezza insussistenti. Inoltre le dichiarazioni della cittadina rumena sono risultate contraddittorie e la ricostruzione di quanto accaduto poco verosimile. In particolare, uno dei fermati (appartenente a una stimata famiglia di professionisti), Fabio Marotta, nel giorno in cui sarebbe stato commesso lo stupro (la donna fu trovata su una spiaggia di Metaponto, in provincia di Matera) non solo si trovava in un luogo diverso da quello dove sarebbe stata commessa la violenza sessuale – ovvero la capitaneria di Porto di Formia (Latina) come documentato da atti e testimonianze – ma sarebbe stato indicato dalla vittima (smentita in alcuni passaggi da due suoi familiari, fratello e madre) figlio e fratello di altri due presunti complici a loro volta indicati erroneamente nel collegamento parentale o di colleghi di lavoro. La rumena, scrive il gip, al momento del rinvenimento sulla spiaggia dopo il presunto stupro, “ ha rifiutato ogni cura né risulta che, almeno privatamente, abbia fatto ricorso ad un sanitario per la profilassi”. Per il giudice che ha valutato le accuse tramutate in fermo dai pm Alessandro Milita, Giuseppina Loreto e Luigi Santulli, “non può ritenersi sussistente un grave quadro indiziario a carico dei fermati né si reputa il concreto pericolo di fuga visto che gli indagati, nonostante le operazioni di individuazione personale, sono stati reperiti presso il proprio domicilio. Ne consegue che sia la richiesta di convalida del fermo che la richiesta cautelare, relativa anche a Francesco Borrata, dovevano essere rigettate”.

 
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