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BENI CONFISCATI: ARRESTATO SINDACO PIGNATARO, MAGLIOCCA. INTERROGATORIO ALLE 14

Sette indagati nell'inchiesta, tra cui alcuni rappresentanti di cooperative sociali Acli Terra, Icaro e Mondo Tondo e i loro rappresentanti: tra questi Gaetano Manna, Arturo Gigliofiorito, Gabriele Capitelli ed altre quattro persone del circuito: si tratta di reati, ipotizzati a vario titolo, che non raggiungono la pena di tre anni e quindi non è scattato l'arresto. Per Manna, l'arresto non è scattato perchè già da due anni era fuori dal circuito e non poteva inquinare le prove.


PIGNATARO MAGGIORE (Caserta), 11 marzo 2011 (Casertasette -(Lancio news ore 13:30) - Interrogatorio alle 14, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per Giorgio Magliocca: il sindaco di Pignatataro, arrestato questa mattina, sarà interrogato dal gip Antonella Terzi del tribunale di Napoli e assistito dall'avvocato Filippo Trofino del foro di Napoli. Magliocca, del Pdl, è stato arrestato questa mattina dalla polizia con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Magliocca, che ha 37 anni, è avvocato ed è stato consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era retto da Mario Landolfi; recentemente è stato nominato consulente anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Secondo l'accusa - che si basa anche su un paio di foto risalenti al 2002 utilizzate a sostegno dell'accusa - avrebbe consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco. In particolare, anziché destinare una villa e alcuni appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l'edificio fosse devastato, anche con l'asportazione degli infissi, e che i terreni fossero coltivati. A Magliocca gli agenti della squadra mobile hanno notificato ordinanze emesse su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito. Giorgio Magliocca pur non essendo organicamente inserito nel clan Ligato-Lubrano attivo a Pignataro Maggiore avrebbe contribuito a rafforzare i vertici e le attivita' del medesimo clan dal quale riceveva appoggi elettorali. Stamattina e' stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta su ordine dei pm della Direzione distrettuale antimafia diretta dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho in base a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Napoli. Spiega il procuratore aggiunto de Raho che "il patto politico-mafioso, non occasionale ne' episodico si sarebbe snodato negli anni e si sarebbe alimentato di una costante reciprocita', testimoniata dalla circostanza, non trascurabile della rielezione, con gli stessi metodi e grazie alla medesima partnership". Anche un pentito accuserebbe Giorgio Magliocca, 36 anni sindaco di Pignataro Maggiore arrestato all'alba di oggi per concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Ligato-Lubrano. Il pentito in questione e' Giuseppe Petrone ma, l'attivita' investigativa svolta dalla Squadra mobile di Caserta avrebbe accertato "la sistematica e consapevole omissione da parte dell'amministazione locale di Pignataro Maggiore -spiegano alla Dda- nella sua figura apicale di ogni attivita' di controllo e vigilanza sui beni confiscati che consentiva ai membri delle famiglie camorristiche Ligata-Lubrano di gestire i citati beni formalmente annessi al patrimonio indisponibile dell'ente territoriale da diversi anni". Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip evidenzia che il sindaco di Pignataro Maggiore e' da anni "asservito ai 'desiderata' del clan camorristico locale, un sodalizio criminale agguerritissimo resosi protagonista di delitti efferati la cui pericolosita' -spiegano in Procura- resiste agli interventi giudiziari e grazie al quale il Magliocca ha potuto vincere ripetute competizioni elettorali". Dopo l'arresto di Magliocca la Squadra mobile e i carabinieri di Pignataro Maggiore hanno eseguito una decina di perquisizioni disposte dai pm anticamorra nei confronti dei responsabili delle associazioni no profit a cui il Comune di Pignataro Maggiore aveva affidato i terreni confiscati e che secondo l'impostazione accusatoria avevano percepito i profitti derivanti dalla coltivazione dei fondi senza investirli in progetti finalizzati a scopi sociali pur avendo acquisito formalmente il possesso dei terreni ne avevano lasciato la disponibilita' ai medesimi coloni dipendenti del clan che avevano subito il sequestro e continuavano a percepire le rendite".

Il profilo: per gip asservito ai clan. La solidarietà e le reazioni dell'opposizione

Un sindaco "asservito ai desiderata del clan camorristico locale, un sodalizio criminale agguerritissimo, protagonista di delitti efferati": Giorgio Magliocca, 37 anni, primo cittadino di Pignataro Maggiore (Caserta)) è stato arrestato oggi con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Una curiosità: sul suo sito web c'é una foto dei pm Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto cui è scritto: "L'Italia impariamo ad amarla come loro". Un passato in An, oggi nel Pdl, Magliocca - promotore di diverse iniziative anticamorra e autore di denunce contro il boss Giuseppe Setola - è accusato di avere agevolato le attività criminali del clan Ligato-Lubrano in cambio di appoggio elettorale (oltre che due volte sindaco, Magliocca è stato anche consigliere provinciale di Caserta). Dipendente del Comune di Roma e addetto alla segreteria del sindaco, Gianni Alemanno, è stato sospeso non appena si è diffusa la notizia del suo arresto. L'esponente del Pdl, è emerso dalle indagini, sarebbe stato appoggiato e sostenuto nelle competizioni elettorali prima dal boss Lello Lubrano, che lo avrebbe fatto eleggere nel 2002; successivamente all'uccisione di Lubrano sarebbe stato appoggiato da Pietro Ligato, attualmente detenuto in regime di 41 bis. In cambio, secondo l'accusa, Magliocca avrebbe contribuito a rafforzare i vertici e le attività del gruppo camorrista, omettendo qualsiasi controllo dovuto in qualità di sindaco sui beni confiscati al clan e consentendo che i capi e i loro familiari continuassero a gestire i beni, solo formalmente annessi da anni al patrimonio indisponibile del Comune. Nel corso dell'operazione, infatti, sono anche stati eseguiti diversi decreti di perquisizione nei confronti dei responsabili delle associazioni no profit cui il Comune di Pignataro Maggiore aveva affidato i terreni confiscati. L'inchiesta, oltre che delle dichiarazioni del pentito Giuseppe Pettrone, si sarebbe avvalsa anche del contributo di alcune inchieste giornalistiche sui beni confiscati al clan. L'arresto di Magliocca, che è stato anche consulente del ministero delle Telecomunicazioni quandro ministro era Mario Landolfi, ha suscitato numerose reazioni negli ambienti politici. "Fiducia e solidarietà" sono state espresse in particolare proprio dal Mario Landolfi, vicecoordinatore regionale vicario della Campania del Pdl, e dal sen. Gennaro Coronella, vicecoordinatore provinciale del PdL di Caserta. "Prende atto" delle loro dichiarazioni Gianni Alemanno, che in una nota aggiunge: "Ô evidente che gli addebiti mossi dalla magistratura all'avvocato Magliocca non hanno nulla a che fare con la sua attività lavorativa presso Roma Capitale". "Chiarezza" è stata chiesta da diversi esponenti del Pd, tra cui il vice presidente del Senato e commissario del Lazio, Vannino Chiti. Il deputato campano Luisa Bossa, componente della commissione Antimafia, chiede di "non abbassare la guardia sulle infiltrazioni criminali".

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