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DIMISSIONI COSENTINO, DUPLICI E IRREVOCABILI: CRONISTORIA DELLA VICENDA


CASERTA-CAMPANIA, 18 FEBBRAIO 2010 - Non lo ha fermato l'inchiesta che lo vede indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, né la richiesta di arresto fatta della Procura di Napoli, firmata dal Gip e inviata a Montecitorio: Nicola Cosentino fa invece un passo indietro, anzi due, oggi, per motivi politici. Si dimette da sottosegretario e da coordinatore regionale del Pdl in Campania, infatti, dopo che a Roma non è passata la sua linea sulla competizione a Caserta e sull'alleanza con l'Udc. Dimissioni che producono un terremoto nel panorama politico campano, dove Cosentino aveva portato avanti il partito per cinque anni ottenendo importanti successi elettorali in un territorio a lungo governato dal centrosinistra. Nato il 2 gennaio del 1959 a Casal Di Principe (Caserta), la roccaforte del clan di Gomorra (che poi lo accuserà) Cosentino si laurea in Giurisprudenza ed entra giovanissimo in politica, diventando consigliere comunale a 19 anni. Tre volte consigliere provinciale, a Caserta, a partire dal 1990, viene eletto consigliere regionale di Forza Italia della Campania nel 1995, e deputato nel 1996. Sarà vicecoordinatore del partito degli azzurri, al fianco di Antonio Martusciello, nel 2005; nel giugno dello stesso anno succede a quest'ultimo nel ruolo che lascia oggi, nel partito confluito poi nel Pdl. Il profilo politico di Cosentino si incrina, però, quando il suo nome viene fatto da alcuni pentiti di camorra, che lo additano assieme a Mario Landolfi come referente politico del casertano. Il settimanale Espresso pubblica, il 12 settembre del 2008, le affermazioni di un imprenditore del Casertano, Gaetano Vassallo, sullo smaltimento illecito dei rifiuti. Si scatena una bufera, che indispone anche ila procura della Repubblica di Napoli, che parla di danni alle indagini. Un anno dopo, il 10 novembre 2009, per il candidato in pectore alla presidenza della Regione Campania, il gip di Napoli Raffaele Piccirillo firma una richiesta di arresto della Procura della Repubblica e la invia a Montecitorio. Per i pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, Cosentino ha garantito i rapporti fra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche, ottenendo il sostegno elettorale della camorra, sistematicamente. Non solo: il parlamentare avrebbe fatto pressione su enti prefettizi perché si rilasciassero i certificati antimafia su imprese come la Eco 4, attiva nel settore dei rifiuti. Cosentino, che si accinge a correre in Campania con il Pdl, come candidato presidente, non fa subito un passo indietro: deciderà il partito, dice, sostenendo di essere vittima di un "attacco a orologeria, preventivo contro il cambiamento". Il passo indietro, sulla candidatura, arriva per le pressioni del partito, ma Cosentino va avanti e appoggia Stefano Caldoro. "Non sono un disoccupato della politica, resto sottosegretario e coordinatore regionale", commentò il giorno della ufficializzazione del nome del socialista. La candidatura alla provincia di Caserta, invece, ha un effetto diverso: Cosentino sostiene Pasquale Giuliano, ma l'Udc rivendica la stessa casella per Domenico Zinzi, o non ci sarà l'alleanza in Campania. Cosentino non ci sta, e questa volta lascia: dimissioni, duplici, e irrevocabili.

 
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