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CASO DON DIANA: ON. PECORELLA COME LA DDA, MA SI BECCA LE SAVIANATE


CASERTA, 1° AGOSTO 2009 - L'Italia è davvero un paese strano. Un deputato come Gaetano Pecorella, insigne avvocato e docente universitario, presidente della commissione Giustizia, durante una pausa di una trasmissione tv a Telelombardia si limita a dire quello che la Direzione distrettuale antimafia ha scritto nell'ordinanza di custodia cautelare per l'omicidio di don Peppino Diana ed ecco che si scatena il putiferio. Il solito Saviano, sui soliti giornali fanno fatica a capire che la Procura antimafia che esaltano in ogni rigo di articolo ogni giorno è la stessa che ipotizzò quel movente di cui ha parlato Pecorella, peraltro scritto e riscritto su tanti quotidiani all'epoca dei fatti. Solo che nè Saviano, nè i pecoroni hanno letto giornali dell'epoca e soprattutto l'ordinanza. Pecorella, nell'intervallo della trasmissione avrebbe affermato: “ma poi lo sapete chi era questo Peppino Diana? Era uno che custodiva le armi della mafia” (Ndr: movente ipotizzato dalla Dda nell'ordinanza cautelare a carico dei camorristi poi condannati). "Non infangare le vittime della camorra” gli sarebbe stato risposto - come si legge sul blog di Nando Dalla Chiesa. Risposta: “Hai letto gli atti giudiziari?”. Pecorella era peraltro stato uno degli avvocati in quel processo. Tanto rumore per nulla. Intanto, lo stesso Pecorella ha querelato due persone del pubblico per violazione della privacy sottolineando a questi ultimi di leggersi gli atti prima di parlare a vanvera. Naturalmente in queste ore si susseguono le solite reazioni politiche piene di...nulla. Tanto per parlare in questo primo agosto con file chilometriche sulle autostrade.

Il tam tam delle associazioni

Un appello alla mobilitazione per far sentire la propria voce contro ogni tentativo di delegittimazione della memoria di don Peppe Diana, il parroco vittima di camorra. Lo rivolgono in una nota il comitato don Peppe Diana, Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie e Agesci Regione Campania. "Invitiamo - si legge - le comunità locali, i sindaci, le istituzioni, gli insegnanti, i sacerdoti, i semplici cittadini, a far sentire la propria voce nei confronti di chi vuole riportare indietro i nostri paesi e riconsegnarli all'oblio della dittatura della camorra. Ci risiamo. Tentano nuovamente di buttare fango su don Peppino Diana. Stavolta il tentativo viene dall'onorevole Gaetano Pecorella, presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti e avvocato difensore di Nunzio De Falco, colui che viene processato come il mandante dell'omicidio di don Giuseppe Diana e riconosciuto colpevole e condannato all'ergastolo nel processo di primo grado". "L'onorevole Pecorella - prosegue la nota - a quindici anni di distanza dalla morte di don Diana, rilancia la campagna diffamatoria sulla morte del sacerdote mettendo in discussione la sentenza della Cassazione del marzo 2004 che ha confermato l'uccisone per mano della camorra, avvenuta il 19 marzo del 1994 nella sua chiesa a Casal di Principe, perché era diventato un simbolo della lotta contro i clan. Non conosciamo i motivi per i quali l'onorevole Pecorella rilancia questa campagna. Ma non ci meravigliamo più di tanto, perché questi sono tempi in cui i mafiosi vengono definiti eroi e coloro che si battono contro i poteri criminali e hanno dato la vita, vengono continuamente messi in discussione. Don Giuseppe Diana invitava i giovani e il suo popolo a ribellarsi alla dittatura armata della camorra. E lo aveva fatto sin dal 1991 con quel profetico documento "per amore del mio popolo" nel quale sottolineava che "la camorra é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana". E denunciava le collusioni con la politica. "Don Diana - si legge - è morto per testimoniare il Vangelo e per affermare i valori in cui credeva. Questo conta per migliaia di giovani che il 19 e il 21 marzo scorso sono arrivati a Casal di Principe e a Napoli per riaffermare, con la loro presenza, la scelta di lottare contro i poteri criminali, proprio come don Diana. E questo conta per le decine di giovani che in queste settimane stanno dando vita ai campi di lavoro sulle terre di Don Diana a Castel Volturno, per far nascere la cooperativa che produrrà mozzarella di bufala e prodotti biologici sui beni tolti ai mafiosi e ridati alla comunità". "Ora - si conclude la nota - Don Diana appartiene al suo popolo e ogni nuovo tentativo di delegittimarne la sua figura è anche un tentativo fatto contro chi si batte per l'affermazione della legalità in territori dove la camorra ha radici profonde".

Articolo 21

"Questa mattina sul quotidiano 'Repubblica' Roberto Saviano è intervenuto con un bellissimo editoriale sulla vicenda di Don Beppe Diana, il prete ucciso dalla mafia. Vogliamo ringraziarlo pubblicamente - affermano in una nota Giuseppe Giulietti e Stefano Corradino, portavoce e direttore di Articolo21, per aver scritto l'ennesima importante pagina per ricordare chi ha sacrificato la sua vita per combattere i clan criminali. E per aver citato Articolo21 e un'intervista realizzata dal nostro collaboratore Nello Trocchia". Per Articolo21, "la condanna peggiore per chi combatte a volto scoperto contro la criminalità (magistrati, scrittori, giornalisti, forze dell'ordine, preti, commercianti, studenti, semplici cittadini) è l'isolamento. Per questo - si legge nella nota - continuiamo a battere l'accento sulla necessità che, accanto alle scorte tradizionali, sia garantita una 'scorta mediatica', a coloro che su diversi fronti, dalle aule di giustizia ai commissariati di polizia, dalle associazioni alle parrocchie alle piccole redazioni del sud non si rassegnano all'idea di un Paese dove troppo spesso regnano indisturbati intrecci tra criminalità, affari e politica".

 
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