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CASERTA: FUNZIONARIA COMUNE E UFFICIALE VIGILI INDAGATI PER PASSAPORTOPOLI


CASERTA - In un appartamento del rione Cappiello, a Caserta, vivevano (solo sulla carta) ben 17 giocatori argentini di «Calcio a 5» ma i proprietari dell’immobile, ignari della circostanza, con loro grande sorpresa lo hanno appreso solo a conclusione di un’operazione di polizia coordinata prima dalla Procura siciliana di Modica e poi quella da quella Santa Maria Capua Vetere. Sono ventisei, infatti, le persone – tra cui i 17 giocatori, un ufficiale dei vigili urbani di Caserta ed una funzionaria dell’ufficio anagrafe del capoluogo – comparsi questa mattina davanti al gup Egle Pilla del tribunale sammaritano in quanto coinvolte nell’operazione «Futsal» eseguita dalla polizia siciliana nel 2005. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero fatto parte di un'organizzazione specializzata nel fare acquisire la cittadinanza italiana, mediante l'utilizzo di falsa documentazione, a giocatori di «Calcio a 5» argentini, che gravitavano attorno alla società siciliana Pro Scicli. Indagati anche il presidente, un dirigente e un accompagnatore sportivo dello stesso gruppo sportivo «Cristo Risorto-Pro Scicli». L'operazione fu svolta in collaborazione con l'Ufficio indagini e l'Ufficio tesseramento Divisione «Calcio a 5» della Figc (che è parte offesa nel procedimento): un sistema adottato per scavalcare la burocrazia argentina e accelerare i tempi che di solito sono lunghissimi. Lo scopo delle falsificazioni era quello di superare lo scoglio regolamentare del tesseramento extra Ue, dal momento che nel calcio a cinque italiano è ammesso un solo straniero per squadra, ma gli equiparati, purché in possesso del passaporto italiano, possono essere addirittura undici. Il meccanismo consueto è quello dello «jure sanguinis»: si rilascia la cittadinanza a chi può dimostrare di avere un antenato emigrato, che non ha mai rinunciato ad essere italiano. I casertani coinvolti sono Maria Peluso, responsabile dell’anagrafe del comune (ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato in quanto pronta a dimostrare la totale estraneità ai fatti) e Giulio Altiero, ufficiale della Polizia Municipale di Caserta e all’epoca responsabile dell’area controllo del territorio del capoluogo. Nell’inchiesta del pm Donato Ceglie sono ipotizzati tredici capi di imputazione: dall’associazione a delinquere, al falso; dalla truffa, all’abuso d’ufficio; dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina alla contraffazione di sigilli di Stato, alla falstià materiale. Le operazioni di certificazioni taroccate che, secondo l’accusa, per le quali alcuni componenti dell’organizzazione avrebbero ricevuto compensi, sarebbero state messe in atto con fotomontaggi di attestati: tra questi quelli con una improbabile firma di un sedicente console argentino; usando un sigillo di Stato del Consolato Generale d’Italia della città di Rosario (Argentina) ed inducendo in errore la Figc, il ministero dell’Interno e il comune di Caserta. Gli episodi risalgono al 2003 quando i giocatori – peraltro concorrenti nei reati – avevano una età tra i 20 e i 25 anni. Gli altri indagati sono Luigi Letizia, 50 anni, di San Nicola La Strada; Roberto Dalia, 31 anni, di Moschiano (Avellino) e i siciliani Giorgio Vindigni, Salvatore Palazzolo e Gennaro Alfio del Gruppo Sportivo «Cristo Risorto Pro Scicli». Il processo riprenderà ad aprile per una riqualificazione dei capi d'accusa (atti al pm) ritenuti generici dalla difesa. (10 febbraio 2009)

 
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