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MARCHI CIRIO-PARMALAT IMPOSTI DA CAMORRA: I CAPALDO NON RISPONDONO


Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, nel corso dell' interrogatorio di ieri davanti al gip Ettore Favara, gli imprenditori Otello, Nicola e Raffaele Capaldo (un quarto familiare, Filippo è ancora irreperibile), destinatari di ordinanze di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'inchiesta della Dda sul monopolio della vendita del latte Cirio e Parmalat imposta dalla camorra. Gli interrogatori degli indagati riprenderanno domani. Nei giorni scorsi, nell' ambito dell' inchiesta, sono state arrestate 18 persone per associazione camorristica, estorsione ed illecita concorrenza. I Capaldo, originari di San Cipriano d'Aversa (Caserta) sono ritenuti a capo di varie società con sede a San Marcellino (Beval, Euromilk e Italcom), operanti nella distribuzione del latte e utilizzate per imporre i marchi Cirio e Parmalat estromettendo dal mercato ditte casertane concorrenti dei due grossi gruppi. Nell'inchiesta - basata anche sulle dichiarazioni dei pentiti Dario De Simone, Cuono Lettieri, Antonio D'Addio e Domenico Frascogna - si fa riferimento anche a tangenti versate alla camorra dalle sedi campane della Cirio e della Parmalat. Secondo l'accusa, uno dei Capaldo avrebbe tentato anche di sviare le indagini sugli episodi d' intimidazione che venivano commessi ai danni degli automezzi di una società concorrente, facendo presentare da un loro autista una denuncia di minacce avanzata da alcuni ignoti (in realtà mai avvenute) che avrebbero bloccato un camion dei Capaldo nel corso del giro di consegne. La denuncia fu presentata ai carabinieri di Baia Domizia nell'estate dello scorso anno, a poche ore dalla notizia riguardante l'intenzione del titolare del gruppo "Foreste Molisane" Giuseppe Gravante, di abbandonare il servizio di distribuzione sul litorale domizio in seguito alle minacce ricevute dai suoi dipendenti.

 
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