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TV E GIORNALI, AI DOMICILIARI PATRON DI JULIE ITALIA, INDAGATO DIRETTORE

Caserta, novembre 2018 - Quattro arresti e sequestro di beni fino a 3 milioni di euro. E' il bilancio di un' indagine della Guardia di Finanza, su delega della procura di Napoli, che ha portato all'emissione da parte del gip partenopeo di 4 misure cautelari in carcere con il beneficio dei domiciliari per una frode fiscale stimata in 3 milioni di euro e una truffa sui contributi statali destinati alle emittenti locali per circa 2,5 milioni. Nel mirino delle Fiamme Gialle tre societa' cui fanno capo altrettante televisioni private del Napoletano: Julie, Sopromedic, e Universo le societa', e Julie Italia, Telelibera e Teleakery le emittenti. Sono in corso le perquisizioni finalizzate al sequestro di beni. Erano pronti a ricevere anche l'ultima quota dei 78 milioni previsti dal Consiglio dei Ministri come contributo all'editoria radiotelevisiva, ma l'incartamento che riguarda la tre societa', Julie Italia srl, So.Pro.Di. Mec e Universo 3000 srl potrebbe essere rivisto alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari che hanno portato il gip del tribunale di Napoli ad accogliere la richiesta di arresti domiciliari per il patron dell'emittente Julie Italia, Lucio Varriale, per la sua storica stretta collaboratrice Carolina Pisani e dei due commercialisti, Claudio Erra e Renato Oliva. Tra gli indagati prestanome o teste di legno ci sono Christos Ioannou, Dario De Colibus, Alaia Mangion, Silvia Varriale, Luigi Borrelli, Emilio Di Cioccio (anche direttore di Julienews), Luigi D’Ambrosio, Giovanni Francesco de Vito, nomi che vengono inseriti a vario titolo nelle vicende amministrative delle tre aziende finite sotto inchiesta, persone che potranno replicare alle accuse nel corso del prosieguo delle indagini. La Guardia di finanza ha eseguito anche un sequestro di beni per 3 milioni di euro. Secondo i pm, i due commercialisti avrebbero predisposto una serie di truffe incrociate per arrivare a un'evasione per circa 3 milioni di euro, ottenendo contributi per 2,3 milioni di euro. L'inchiesta e' partita sulla scorta di altre indagini che in passato hanno visto coinvolto Lucio Varriale per fatti analoghi, alcuni dei quali gia' arrivati a giudizio. Ma il patron dell'emittente televisiva che ha beneficiato di contributi per l'editoria ha poi avviato un'accesa reazione mediatica e lo stesso Varriale (padre peraltro della giornalista Mediaset Bruna Varriale, StudioAperto), che attraverso trasmissioni televisive ha piu' volte stigmatizzato l'operato di alcuni magistrati e di alcuni ufficiali di polizia giudiziaria, nel tentativo di condizionare in qualche modo le verifiche in atto. Gli arrestati si trovano ai domiciliari in attesa dell'interrogatorio di garanzia, ma le indagini sono ancora in corso, anche in base agli elementi che emergeranno dalle perquisizioni avviate dal Nucleo di polizia economica della Guardia di finanza e dalla Digos della Questura.

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