GRANDE FRATELLO 11: SI AL FIGLIO INNOCENTE DEL CAMORRISTA (DECEDUTO)
Data: Martedì, 19 ottobre @ 18:06:50 CEST
Argomento: Spettacoli


Gli italiani sono davvero un popolo strano. E pure alcuni giornalisti commentatori come Isabella Bossi Fedrigotti: il vero razzismo si vede proprio nel giudizio tra gli italiani. Al grande fratello sono andati gay, prostitute, transessuali, ex galeotti, stranieri di varia natura ma ci si scandalizza per un ragazzo che fa il commesso e che vuole riscattarsi, facendo capire che non sempre il figlio è uguale al padre. Insomma, leggendo la Fedrigotti, sarebbe inutile anche il carcere per la rieducazione di chi delinque e non ha possibilità di lavorare normalmente nemmeno chi ne è riuscito ad uscire. Nella sua opinione a pag 46 del Corriere della Sera di oggi 19 ottobre 2010, l'autrice si preoccupa che venga sdoganata la camorra: come se dicesse,ma come, hanno fatto tutto questo lavoro i professionisti dell'antimafia e ora Gf fa cadere tutto ciò?. Qualunque cosa pensi l'opinionista (magari con qualche punta di critica negativa verso la produzione forse quest'edizione del Grande Fratello è quella che ha un significato sociale molto più interessante delle altre edizioni. Un pensiero che rileviamo anche nella lettera che segue a firma di Gennaro Capodanno presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione del Vomero.



CASERTA, 19 OTTOBRE 2010 - (Lettera di Gennaro Capodanno presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione del Vomero) - Intendo replicare a quanti, in questi giorni, anche dalle istituzioni, stanno criticando la scelta di far partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello, il figlio di un camorrista. Ribadendo il sacrosanto principio che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, posso assicurare che in 35 anni di servizio presso le scuole pubbliche napoletane, anche in zone cosiddette a rischio, ho conosciuto moltissimi ragazzi che venivano da realtà simili a quelle descritta e che con lo studio e con l'impegno hanno cercato di uscire dall'ambito sociale degradato nel quale erano nati ed erano costretti a vivere. Per questi giovani, che nella realtà del meridione d'Italia, sono tantissimi, gli esempi che vengono da chi è riuscito, superando difficoltà e pregiudizi, a vivere nella normalità e, in qualche caso, addirittura ad emergere, possono solo essere di sprone, contribuendo ad evitare che tanti ragazzi possano essere affascinati dalle lusinghe di una delinquenza organizzata, che tanta manovalanza raccoglie tra le nuove leve, e che sembra offrire, ma è solo apparenza, facili guadagni e vite agiate. Piuttosto, i nostri governanti dovrebbero vergognarsi di sedere negli stessi scranni di chi resta al suo posto solo perché è stata negata, dall'assise d'appartenenza, ai magistrati inquirenti, la possibilità di dare attuazione al mandato d'arresto, anche per reati gravi quale quello di concorso esterno per associazione mafiosa. Se non ci fosse stato il diniego si sarebbero aperte, le porte del carcere così come avviene, a giusta ragione, per coloro che si macchiano degli stessi reati ma che non godono di alcuna tutela.





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