INQUINAMENTO REGI LAGNI: NELLE ACQUE FINIVA DI TUTTO, I RETROSCENA
Data: Venerdì, 16 aprile @ 21:49:18 CEST
Argomento: Cronaca




CASERTA, 16 APRILE 2010 - Un disastro ambientale epocale, al quale difficilmente si riuscirà a porre rimedio in meno di tre generazioni. Questo, secondo l'accusa, hanno provocato le società Hydrogest Campania e il consorzio di imprese Dondi/I.B.C./Impec, che gestiscono quattro depuratori nelle province di Napoli e Caserta, e alcuni allevatori di bufale. Rifiuti non trattati venivano sversati nei regi lagni, la rete di canali costruita dai Borbone per il deflusso delle acque piovane, e da lì finivano in mare. Ventisei ordinanze di custodia cautelare e ventinove misure reali sono state eseguite dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'inchiesta delle Procure di Santa Maria Capua Vetere e Nola. Agli arresti domiciliari sono finiti gli allevatori, mentre misure interdittive sono state emesse nei confronti di Gaetano De Bari, amministratore delegato della Hydrogest, Domenico Giustino, presidente del consiglio di amministrazione della stessa società, Luigi Piscopo, capo impianto del depuratore di Orta di Atella, e Mauro Pasquariello, capo impianto del depuratore di Foce Regi Lagni. Numerosi gli indagati, tra cui dirigenti della Regione Campania e docenti universitari che fanno parte della commissione regionale di esperti gestione impianti di depurazione. Dai controlli compiuti da Arpac ed Enea è emerso che nei regi lagni e nel terreno finiscono gli escrementi di migliaia di bufale; in questo modo non solo è stato inquinato il mare, ma anche le falde acquifere. Altre terribili sostanze inquinanti provengono dai quattro depuratori non funzionanti: secondo l'accusa, le società che li gestivano evitavano di fare la manutenzione e di smaltire i fanghi in discarica per guadagnare di più. In mare, dunque, finiscono rifiuti industriali e urbani non trattati, autentici concentrati di veleni. stato inoltre accertato che tre Comuni della provincia di Caserta (Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa e Casapesenna) sversano direttamente nei regi lagni le acque nere, nonostante i cittadini paghino comunque le tasse per la depurazione. Gli indagati sono stati definiti "ladri di futuro" dal procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo. Impressionante l'elenco di reati contestati: disastro ambientale, avvelenamento di acque, truffa aggravata, danneggiamento di acque ed edifici pubblici, gestione illecita di rifiuti, immissione di rifiuti in acque superficiali ed abbandono su suolo, interruzione di pubblico servizio, distruzione e deturpamento, scempio paesaggistico ambientale, omissione di atti d'ufficio, falsità in atti commessa anche da pubblici ufficiali. "Il dato più allarmante - ha commentato il procuratore generale, Vincenzo Galgano - è l'indifferenza generalizzata per la salute e per il futuro. Non è un problema solo giudiziario: queste persone hanno tolto vivibilità e salute non solo ai figli, ma anche alle generazioni future, eppure di questi argomenti non si parla quanto sarebbe necessario. Ora vigileremo affinché la Regione faccia le bonifiche".





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