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MEDICINA: ANNUNCIATE NOVITA' DA MEDICI ASL CASERTA


Rivoluzione in camera operatoria, a tutto vantaggio del malato. I pazienti che non sono stati guariti dal bisturi vengono valutati da un gruppo di lavoro per cercare di comprendere se siano state rispettate o non le procedure dell'atto chirurgico, e ogni ospedale, piccolo o grande, si deve dotare di questi gruppi di lavoro: la proposta viene da una sessione di medici, opinionisti, filosofi, bioetici e amministratori nelle prime battute del Congresso della Società Italiana di Chirurgia che si apre domani a Napoli. "In pratica - spiega il professor Carmine Lombari, capo Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica dell'Azienda Ospedaliera San Sebastiano di Caserta, che ha presieduto la sessione - si vuole studiare l'errore in medicina imparando dall'errore. Non vuol essere un processo ai chirurghi ma solo un grande passo avanti per rendere più sicura la sala operatoria. Sappiamo che c'è un gruppo di lavoro al San Raffaele di Milano, ma l'idea è di introdurre la metodica in tutte le strutture chirurgiche". C'è già un esperimento in atto che investe tutta la problematica medica e non solo quella chirurgica. Il dottor Bruno Zamparelli, direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliera San Sebastiano di Caserta, annuncia che nella sua struttura un gruppo di lavoro a giorni valuterà 1200 casi di pazienti colpiti da ictus. Si vuol accertare se i medici hanno seguito correttamente le linee guida di cui l'ospedale si è dotato. Non vuol essere un processo ma un modo per cercare l'eventuale errore e non ripeterlo più. Questa proposta si ispira a modelli già in atto, con successo, negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Australia. "L'approccio all'errore - dice Lombari - riconosce due modelli: quello individuale e quello di sistema. Il primo vede come target di riferimento la colpevolizzazione del singolo professionista ed ignora qualsiasi responsabilità del sistema e quindi non consente di comprendere appieno l'errore. Il secondo concentra la propria attenzione sull'errore di sistema mirando a monitorare le condizioni predisponenti all'errore stesso per rimodellare il sistema organizzativo. In sintesi difendere il sistema senza fare una medicina difensiva". Dalle sessioni che precedono il Congresso anche un'altra proposta destinata a far discutere. "Nel caso di un risultato non positivo di un atto chirurgico, dove si dovesse accertare che c'è stato un errore ma questo è da imputare non al singolo ma al sistema, il danno dovrebbe essere coperto da chi ha la responsabilità legale del sistema". La proposta è così sintetizzata dal professor Lombari che ritiene i tempi ormai maturi per fare chiarezza nella responsabilità medica troppo spesso rubricata come malasanità. E' un messaggio che dal Congresso di Napoli è rivolto al magistrato che presiede la Commissione di Riforma del Codice. Il Congresso della Società Italiana di Chirurgia, 5.000 i partecipanti, disegna il bisturi del domani. Si attendono annunci sui nuovi robot e, in particolare, sullo sviluppo della nanochirurgia attraverso nanotecnologie, frutto dell'industria informatica e robotica. Si parlerà anche di bioterrorismo e di una malattia che ormai è sociale come l'obesità che per molte persone, il numero è sempre crescente anche in Italia, si può combattere non con le diete, ritenute troppo sacrificanti, ma con un'operazione chirurgica.

 
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